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Progetti - 4 giugno 2018

È arrivato il momento di studiare (per davvero) i cantautori a scuola.

Il titolo è già di per sé esplicativo e tocca un argomento certamente non nuovo, visto che se ne riparla a intervalli più o meno regolari con pareri discordanti.
Perché bisognerebbe studiare le opere dei cantautori a scuola?

L’assegnazione nel 2016 del premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan è un’evidente dimostrazione che la canzone d’autore è una forma d’arte strettamente correlata alla letteratura per come la si concepisce tradizionalmente. I cantautori sanno raccontare una storia, un dettaglio come fossero poeti o cantori di gesta comuni a noi tutti.

Qui in Italia la canzone d’autore nasce principalmente come importazione e “italianizzazione” della canzone d’autore francese e si muove su un binario distante e parallelo alle canzonette pop degli anni ‘50/’60.
Il cantautore vuole scrivere qualcosa che esprima un sentimento, uno stato d’animo, in maniera critica o puramente descrittiva. Insomma qualcosa di vicino alle tematiche e alle modalità della poesia tardo Ottocentesca/Novecentesca.

Su alcuni libri di testo, negli ultimi anni, alcuni cantautori si sono timidamente ritagliati il loro spazietto con i loro testi. Soprattutto quelli appartenenti alla “Scuola genovese” (De André, Paoli, Tenco, ecc.) e più in generale i prodotti provenienti dagli anni ‘60/’70. Ma c’è molto di più oltre alle splendide scritture di Dalla, Guccini o De Gregori.

Questi autori hanno dato tanto alla musica quanto alla cultura del nostro paese, dando spazio ad un pensiero non per forza allineato e tendenzialmente non mainstream. Ma le nuove generazioni che hanno ereditato il ruolo di moderni cantori, riescono a ricalcarne più che degnamente le gesta.
Il cantautore moderno può essere tanto impegnato sul fronte politico-sociale, quanto rivolgersi ai giovani parlando semplicemente di ciò che fanno ogni giorno.

Questi lavori cantautoriali spesse volte sono «Canzoni che parlano d’amore, perché alla fine dai, di che altro vuoi parlare?», come dice Dario Brunori nella sua intensa “Canzone contro la paura”, oppure possono criticare la società moderna, nella quale «è finito il tempo per parlare, la mia generazione non ha futuro, ma ha ancora voglia di ballare», come scritto dal rapper Dargen d’Amico. Possono riflettere sulla caducità della vita umana (“E stavolta quando chiuderò gli occhi non voglio sognare, perché pure a sparire ci si deve abituare” – I Cani), o gioire delle proprie sventure («Stare con te – ascoltami – è un posto bellissimo, dove tutto crolla e va a fondo, è un incubo stupendo» – Management del Dolore Post-Operatorio).

 

I nomi di questi progetti sono talvolta divertenti e spiazzanti, ma la sostanza dietro all’apparenza è concreta.

I cantautori moderni scrivono libri di successo, come nel caso di Vasco Brondi (alias Le luci della centrale elettrica), compongono colonne sonore cinematografiche, fanno sold out a teatro o si cimentano in programmi televisivi prettamente culturali. La critica li premia e le radio gli danno lo spazio che meritano, proprio perché il contenuto è forte tanto quanto la forma. La capacità di questi giovani cantautori è quella di parlare direttamente ai ragazzi, come fossero dei fratelli maggiori. Studiare questa forma d’arte a scuola permetterebbe agli studenti di comprendere come si sia evoluta l’arte fino al giorno d’oggi, migliorando la propria capacità critica.

Ascoltando questa playlist potrete capire come questi nuovi artisti (insieme ai leggendari cantautori che li hanno preceduti e ispirati) dovrebbero ottenere un’attenzione maggiore anche nell’ambito scolasticoLa musica, sia la composizione che la scrittura, è parte della nostra cultura e importante spinta per la nostra economia presente e futura: ora più che mai dovremmo insegnarla alle generazioni future.

 

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