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E-learning - 15 ottobre 2018

Smartphone a scuola: sì, no, forse

L’argomento ha tenuto banco per buona parte dell’estate, nascondendosi giusto qualche giorno durante le ferie e tornando in voga in queste settimane di back to school. Smartphone sì o smartphone no?

Il quesito si ripropone a settembre puntuale come la sveglia del mattino, e stenta a trovar risposta unanime. Punti di vista differenti, circolari che cambiano da un istituto all’altro e nessuna legge unitaria a riguardo. Poi arriva la Francia, e il banco sembra saltare; dallo scorso giugno gli studenti transalpini devono rispettare una legge che vieta loro l’utilizzo di apparecchiature elettroniche a scuola. E non solo all’interno della classe, ma durante tutte le ore trascorse tra le mura dell’istituto, ricreazione inclusa.

Ovviamente questa decisione ha aperto il dibattito in mezza Europa, Italia compresa.

Qui da noi si è passati da una circolare del 2007 (firmata dall’allora ministro Fioroni) che vietava l’utilizzo del cellulare in classe, alla recente apertura della ministra Fedeli all’impiego dello smartphone in classe per uso didattico. Anche in quest’ultimo caso le polemiche non si sono risparmiate, e così si arriva a inizio 2018 con la divulgazione di un decalogo per l’utilizzo corretto dei dispositivi mobili.

C’è chi sta dalla parte del divieto assoluto, e spinge per portar fuori i ragazzi da una bolla tecnologica di distrazione mista ad alienazione. Altri, invece, rivendicano l’indipendenza degli studenti, i quali hanno diritto di portar con sé uno strumento che può risultare utile, oltre che sicuro per affrontare eventuali emergenze.

Ma arriviamo all’attualità…

In questo grande parapiglia, però, ogni scuola può adottare un regolamento interno e così arriviamo dritti all’attualità di questi giorni.

Il liceo “San Benedetto” di Piacenza è il primo in Italia a dotarsi di un sistema di sicurezza anti-smartphone. Dotandosi di custodie schermanti, la scuola è diventata il primo istituto phonefree d’Italia, auspicando che i giovani studenti possano interagire di più con la realtà che li circonda. A ruota sono arrivati diversi casi di istituti dove sono stati imposti divieti assoluti di utilizzo, con ritiro preventivo dei dispositivi a inizio lezioni.

Non è compito del Ministero o della scuola decidere se i device sono bene o male, ma lo è insegnare ad usarli nel modo più utile e corretto». Queste le parole dell’ex ministra Fedeli, che sembrano essere in parte condivisi dal neo ministro Bussetti, il quale però mantiene una riserva, ipotizzando la possibilità di regolamentare l’utilizzo degli apparecchi elettronici.

La soluzione tarda ad arrivare e i ragazzi della “Generazione Z” attendono. Voi cosa ne pensate a riguardo?

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