World Drowning Prevention Day: educare alla prevenzione per imparare a prendersi cura di sé e degli altri
Il 25 luglio si celebra il World Drowning Prevention Day, la Giornata mondiale per la prevenzione dell’annegamento istituita dalle Nazioni Unite nel 2021 per richiamare l’attenzione su un problema di salute pubblica globale che riguarda in modo particolare bambini e giovani. Per il 2026, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scelto il messaggio “Unite to turn the tide”, un invito ad agire insieme perché la prevenzione non dipende da un singolo intervento, ma dalla capacità di costruire una responsabilità condivisa.
La ricorrenza rappresenta quindi anche un’occasione per riflettere sul ruolo della scuola nell’educazione alla sicurezza e alla prevenzione. Imparare a riconoscere un rischio, adottare comportamenti corretti e comprendere le conseguenze delle proprie azioni sono infatti competenze che attraversano molti ambiti della vita: dalla sicurezza in acqua alla pratica sportiva, dalla tutela della salute al benessere quotidiano.
Perché parlare di prevenzione dell’annegamento a scuola?
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno si registrano circa 300.000 morti per annegamento nel mondo e bambini e giovani sono tra le fasce più esposte. I minori di 5 anni rappresentano quasi un quarto delle vittime e l’annegamento è tra le principali cause di morte nell’infanzia a livello globale.
Sono dati che mostrano quanto sia importante sviluppare una cultura della sicurezza in acqua fin dall’infanzia. Non significa soltanto imparare a nuotare. Significa conoscere i propri limiti, saper valutare le condizioni dell’ambiente, comprendere l’importanza della supervisione degli adulti e acquisire comportamenti adeguati in piscina, al mare, nei laghi e vicino a qualsiasi ambiente acquatico.
Proprio alle scuole e agli educatori l’OMS assegna un ruolo specifico: integrare la sicurezza in acqua nei percorsi educativi, condividere informazioni corrette e mettere le famiglie in contatto con risorse utili. Tra le strategie di prevenzione indicate dall’Organizzazione rientra inoltre l’insegnamento, in condizioni adeguate e sicure, delle competenze di base di nuoto e sicurezza acquatica ai bambini in età scolare.
Che cosa hanno in comune salute, sport e sicurezza?
A prima vista, imparare a comportarsi in acqua, prevenire un infortunio durante un’attività sportiva o adottare comportamenti che riducono il rischio di ammalarsi possono sembrare temi molto diversi. Dal punto di vista educativo, però, hanno una radice comune: imparare ad agire prima che si presenti un problema.
La prevenzione è infatti una vera e propria competenza. Richiede conoscenze, ma anche la capacità di tradurle in comportamenti quotidiani: indossare l’equipaggiamento adeguato, rispettare una regola di sicurezza, riconoscere una situazione potenzialmente pericolosa, proteggere sé stessi senza mettere a rischio gli altri.
Lo sport può rappresentare, da questo punto di vista, un importante terreno educativo. Le attività motorie consentono di sperimentare concretamente il rapporto tra autonomia e responsabilità, tra conoscenza delle proprie capacità e rispetto dei propri limiti. La sicurezza non diventa così un insieme di divieti, ma una condizione necessaria per poter vivere pienamente un’esperienza.
È un cambio di prospettiva importante anche per l’educazione alla salute: prevenire non significa avere paura del rischio, ma acquisire strumenti per affrontare la realtà con maggiore consapevolezza.
Come si insegna una vera cultura della prevenzione?
Perché un comportamento preventivo diventi stabile, non basta comunicarlo una sola volta. La prevenzione si costruisce attraverso un percorso educativo continuo, adeguato all’età e capace di coinvolgere attivamente bambini e ragazzi.
La scuola può contribuire lavorando su situazioni concrete, ponendo domande e aiutando gli studenti a comprendere il rapporto tra una scelta e le sue possibili conseguenze. Perché è importante controllare le condizioni del mare prima di entrare in acqua? Perché alcune regole sportive proteggono anche gli altri? Perché determinati comportamenti quotidiani aiutano a ridurre la diffusione delle infezioni?
Domande diverse che allenano lo stesso processo mentale: osservare, comprendere, valutare e scegliere.
La prevenzione diventa così parte dell’educazione alla cittadinanza. Prendersi cura della propria salute e sicurezza significa infatti anche contribuire al benessere della comunità. È un principio che può essere introdotto fin dai primi anni di scuola, con linguaggi e attività adeguati all’età, e accompagnare progressivamente bambini e ragazzi verso una maggiore autonomia.
Perché è importante iniziare fin da piccoli?
Le abitudini costruite durante l’infanzia possono diventare la base dei comportamenti futuri. Per questo l’educazione alla prevenzione è tanto più efficace quanto più viene inserita nella quotidianità e condivisa tra i diversi adulti di riferimento.
In questa prospettiva si colloca anche la nuova edizione di “Copriamoli bene… con la preVenzione!”, il progetto promosso dalla Società Italiana di Pediatria con il contributo non condizionante di AstraZeneca e rivolto alle scuole dell’infanzia e al primo biennio della scuola primaria.
Il percorso affronta in particolare la prevenzione delle infezioni respiratorie stagionali e punta a rafforzare, attraverso materiali didattici, formazione per i docenti e risorse dedicate alle famiglie, la consapevolezza che la salute non sia soltanto un bene individuale, ma un valore che riguarda l’intera comunità.
Dalla sicurezza in acqua alla prevenzione in ambito sanitario, il principio educativo rimane dunque lo stesso: aiutare bambini e ragazzi a capire che i piccoli comportamenti possono produrre grandi conseguenze.
Il World Drowning Prevention Day del 25 luglio può allora diventare qualcosa di più di una ricorrenza da ricordare. Può offrire a docenti ed educatori lo spunto per costruire percorsi che mettano in relazione sicurezza, salute, sport, responsabilità e cura degli altri.
Perché educare alla prevenzione, in fondo, significa proprio questo: non eliminare ogni rischio dalla vita, ma fornire alle nuove generazioni gli strumenti per riconoscerlo, affrontarlo e compiere scelte sempre più consapevoli.