Progettare con lo sguardo all’arrivo: il modello a ritroso di Wiggins e McTighe
Nel contesto scolastico contemporaneo, progettare una lezione o un’unità didattica non significa più soltanto definire contenuti e attività, ma soprattutto garantire un apprendimento significativo e duraturo. In questa direzione si inserisce la progettazione a ritroso (Backward Design), un modello sviluppato da Grant Wiggins e Jay McTighe alla fine degli anni Novanta, che invita i docenti a partire dalla fine: dagli obiettivi di apprendimento che si vogliono raggiungere, piuttosto che dai contenuti da trasmettere.
Il concetto chiave è semplice e potente allo stesso tempo: insegnare non è solo dire, ma guidare verso una comprensione profonda. Non si parte da “che cosa devo spiegare”, ma da “che cosa voglio che gli studenti comprendano davvero e siano in grado di fare alla fine del percorso”. Questo rovesciamento di prospettiva consente una maggiore coerenza tra obiettivi, verifiche e attività didattiche, offrendo un quadro solido per una didattica più mirata, inclusiva ed efficace.
L’idea di comprensione profonda
Wiggins e McTighe introducono una distinzione fondamentale tra "conoscenza superficiale" e "comprensione profonda". Mentre la prima si limita alla memorizzazione e riproduzione di contenuti, la seconda implica la capacità di trasferire le conoscenze in contesti nuovi, di analizzare, argomentare, fare collegamenti. Comprendere profondamente significa saper usare ciò che si è imparato, farlo proprio in modo flessibile, creativo e critico.
Per questo motivo, la progettazione a ritroso si fonda su una visione chiara e condivisa degli obiettivi di comprensione. Gli autori parlano di "idee durature", ovvero quei concetti essenziali e trasversali che meritano davvero di essere appresi perché permettono di orientarsi nella complessità, anche una volta concluso il percorso scolastico. L’obiettivo non è far completare un programma, ma far emergere apprendimenti significativi, che restino nella mente e nel cuore di studentesse e studenti.
Il processo della progettazione a ritroso
Il modello si articola in tre fasi consecutive:
1. Individuazione dei risultati desiderati: si stabilisce ciò che gli studenti devono conoscere, comprendere e saper fare al termine del percorso. In questa fase si chiariscono gli obiettivi formativi e si selezionano le idee centrali su cui costruire l’unità didattica.
2. Determinazione delle evidenze accettabili: si definisce come studentesse e studenti potranno dimostrare di aver compreso ciò che si è proposto. Le verifiche, in questa logica, non sono strumenti per assegnare un voto, ma occasioni per raccogliere evidenze autentiche di apprendimento: compiti di realtà, progetti, performance, riflessioni personali. L'accento è sulla valutazione formativa, intesa come processo continuo e dialogico.
3. Pianificazione delle esperienze di apprendimento e delle istruzioni: solo dopo aver chiarito dove si vuole arrivare e come verificarlo, si decide quali attività svolgere, quali contenuti trattare e con quali strategie. Le lezioni e gli esercizi non sono scelti perché “si devono fare”, ma perché funzionali agli obiettivi prefissati. In questo modo, ogni azione didattica è motivata, misurabile e coerente con il traguardo da raggiungere.
Un cambio di mentalità per il docente
Adottare la progettazione a ritroso implica un vero e proprio cambio di mentalità per il docente. Significa passare da una didattica centrata sull’insegnamento a una centrata sull’apprendimento. Non si tratta più di “coprire il programma” in modo lineare, ma di progettare con uno scopo chiaro e condiviso, mettendosi nei panni di studentesse e studenti e immaginando quali saranno le esperienze più utili per aiutarli a costruire senso.
Questo approccio stimola anche una riflessione continua sull’efficacia della propria azione didattica. Chiedersi quali evidenze si cercano, come si misurano le competenze, quali strumenti permettono agli studenti di dare il meglio di sé, aiuta i docenti a progettare in modo più intenzionale e flessibile. Inoltre, il modello si adatta molto bene a contesti eterogenei, permettendo di differenziare le attività e di rispondere ai diversi stili cognitivi presenti in classe.
La progettazione a ritroso nella scuola italiana
Sebbene nato nel contesto anglosassone, il modello di Wiggins e McTighe è oggi ampiamente riconosciuto e applicato anche nella scuola italiana, soprattutto alla luce delle nuove Indicazioni nazionali, che pongono l’accento sulla centralità delle competenze e sull’importanza di una valutazione autentica.
Molti insegnanti italiani lo adottano, magari senza conoscerne il nome, ogni volta che definiscono obiettivi chiari, progettano attività significative e costruiscono strumenti di valutazione coerenti. Tuttavia, il valore del modello sta anche nel suo potenziale di sistematizzazione: offre un linguaggio comune e una struttura condivisa, che sarà utile poi nei team di lavoro e nella co-progettazione.
In definitiva, progettare a ritroso è un modo per riportare al centro il senso dell’insegnare e la responsabilità del far apprendere. È uno strumento potente per rendere la scuola più consapevole, più efficace, più vicina ai bisogni reali delle nuove generazioni. E forse anche più appagante per chi, ogni giorno, lavora con passione per costruire futuro.
Ti potrebbero interessare
-
DIDATTICA INNOVATIVA
Metodo Montessori e nuove Indicazioni Nazionali: un’alleanza educativa possibile
28 January 2026 4 minuti -
NEWS
Insegnare le materie STEM in modo creativo
23 January 2026 2 minuti -
NEWS
Podcast e realtà aumentata: nuove strategie digitali per la didattica primaria
20 January 2026 4 minuti