Survey Didatour 2025-26 sul turismo scolastico con zaino colorato e titolo “Come è cambiato il turismo scolastico”

Com’è cambiato il turismo scolastico? I risultati dell'Osservatorio Didatour 2025-26

22 luglio 2026 4 minuti
LA VOCE DEI DOCENTI

Dopo anni di cambiamenti, il turismo scolastico continua a trasformarsi. Le scuole tornano a organizzare con continuità uscite didattiche e viaggi di istruzione, ma devono fare i conti con costi crescenti, procedure sempre più complesse e nuove esigenze legate a sicurezza, inclusione e accessibilità. Allo stesso tempo, cambia anche ciò che docenti e studenti cercano: esperienze formative, coinvolgenti e facilmente integrabili nel percorso scolastico.

A raccontare questa evoluzione sono i risultati dell’Osservatorio Nazionale sul Turismo Scolastico 2025-26, promosso da Didatour – Il viaggio nella didattica e Scuola.net, che ha raccolto le risposte di 435 professionisti della scuola di ogni ordine e grado, coinvolgendo per la prima volta anche la scuola dell’infanzia.

L’indagine restituisce la fotografia di un settore vitale: oltre il 94% del campione organizza ogni anno uscite didattiche o viaggi di istruzione e, nell’anno scolastico appena concluso, il 75% delle scuole rappresentate ha realizzato entrambe le tipologie di esperienza.

 

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Quali sono oggi le principali difficoltà per le scuole?

Il turismo scolastico cresce, ma organizzare una gita rimane un processo complesso. Tra gli ostacoli indicati dai docenti emergono soprattutto l’aumento dei costi di trasporti, strutture e attività, seguito dalla complessità burocratica e amministrativa e dalla difficoltà di trovare un numero sufficiente di docenti accompagnatori.

Proprio i vincoli economici e organizzativi sembrano contribuire alla diffusione delle uscite didattiche in giornata, particolarmente frequenti nei gradi scolastici più bassi e spesso legate al territorio.

La dimensione educativa continua però a essere il principale criterio di scelta. Tra le esperienze più richieste trovano spazio laboratori, fattorie didattiche, musei, parchi naturali, teatro, attività outdoor e percorsi legati alla sostenibilità.

Quasi la metà dei docenti dichiara inoltre una spesa superiore ai 20 euro per studente per le sole attività di un’uscita in giornata: un dato che mostra come le scuole siano disponibili a investire quando l’esperienza viene percepita come realmente formativa e di qualità.

 

Viaggi di istruzione: prevalgono Italia e soggiorni brevi

Per i viaggi di più giorni, l’Italia rimane la destinazione principale, mentre le esperienze all’estero risultano più selettive e concentrate soprattutto nelle scuole secondarie. Tra le destinazioni italiane maggiormente indicate emergono Napoli e Roma, seguite da Trento, Torino e Milano.

Un dato interessante riguarda però la ricerca di nuove mete: un docente su quattro dichiara di aver scelto una destinazione “meno classica”, soprattutto per proporre esperienze diverse, trovare una maggiore coerenza con il programma didattico o contenere i costi del viaggio.

Anche la durata si riduce: i viaggi brevi, di una o due notti, risultano i più compatibili con le esigenze delle scuole. Il 33% del campione ha organizzato soggiorni di due notti, mentre oltre la metà della spesa complessiva dichiarata si concentra entro i 300 euro per studente.

La stagione privilegiata resta la primavera, ma la programmazione inizia molto prima: settembre e ottobre rappresentano il momento centrale per la pianificazione, mentre una parte delle scuole comincia a lavorare alle proposte già tra giugno e luglio dell’anno precedente.

 

Sicurezza e inclusione diventano criteri decisivi

La scelta di una destinazione o di un operatore non dipende soltanto dalla meta o dal prezzo. Tra gli aspetti considerati più importanti dai docenti figurano innanzitutto gli standard di sicurezza dei mezzi e degli accompagnatori, seguiti dalla possibilità di personalizzare le attività, dall’accessibilità fisica dei luoghi e dalla disponibilità di proposte adattate agli studenti con BES o disabilità.

L’indagine mostra quindi una crescente attenzione verso esperienze realmente accessibili e inclusive. Tra i servizi che le scuole dichiarano di trovare più difficilmente nell’offerta del mercato ci sono infatti attività didattiche adattate, mezzi di trasporto accessibili, supporti sensoriali e personale formato.

Anche sul fronte normativo emerge un quadro articolato: le nuove regole vengono associate a una possibile maggiore qualità e sicurezza dei trasporti, ma anche al rischio di aumento dei costi, tempi più lunghi e maggiore complessità nelle procedure.

La richiesta che arriva dalle scuole è soprattutto quella di strumenti e supporti capaci di rendere più semplice la gestione organizzativa.

 

Come scelgono oggi i docenti?

L’Osservatorio ha approfondito anche il modo in cui le scuole cercano informazioni e valutano le proposte. Il passaparola tra colleghi resta il canale con il maggiore peso, seguito dai siti istituzionali e dalle proposte dirette di operatori e agenzie.

Ma la fiducia, da sola, non basta. Quando si passa dalla fase di ispirazione alla scelta concreta, i docenti cercano soprattutto programmi didattici strutturati e preventivi chiari e dettagliati.

Anche il formato conta: il catalogo o la brochure in PDF rimane lo strumento preferito perché può essere facilmente archiviato, condiviso con i colleghi e utilizzato nei diversi passaggi decisionali della scuola.

Il quadro che emerge dall’Osservatorio 2025-26 è quindi quello di una scuola che continua a credere fortemente nel valore educativo delle esperienze fuori dall’aula, ma che chiede proposte sempre più semplici da organizzare, trasparenti nei costi, sicure e realmente inclusive.

Per destinazioni, enti culturali e operatori del settore, la sfida è chiara: non basta offrire un luogo da visitare. Occorre costruire esperienze pronte per la scuola, capaci di coniugare qualità didattica, accessibilità economica e semplicità organizzativa.

 

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