Esame di maturità 2026: le novità
Ogni anno l’Esame di maturità rappresenta un passaggio decisivo non solo per chi lo sostiene, ma anche per chi lo prepara in classe. L’anno scolastico 2025/2026 introduce alcuni cambiamenti che meritano attenzione, perché incidono sul modo in cui l’esame viene progettato, organizzato e interpretato. Le indicazioni più recenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, tra cui la nota ministeriale del 10 novembre 2025 sulle modalità di partecipazione e il decreto del 29 gennaio 2026 sulle discipline, delineano un esame che resta strutturalmente stabile ma che modifica alcuni snodi importanti, in particolare il colloquio e il ruolo del percorso formativo dello studente o studentessa.
Struttura dell’esame e funzione formativa
L’impianto generale dell’esame resta articolato in due prove scritte nazionali e in un colloquio orale, mantenendo la struttura ormai consolidata negli ultimi anni. Il decreto ministeriale del gennaio 2026 conferma che ogni anno il Ministero definisce le discipline oggetto della seconda prova e le materie coinvolte nel colloquio, attraverso apposite tabelle differenziate per indirizzo di studio.
Il senso dell’esame, nelle indicazioni ministeriali più recenti, non è limitato alla verifica delle conoscenze, ma comprende anche la valutazione del percorso formativo complessivo, delle competenze trasversali e del grado di autonomia raggiunto. L’esame finale assume quindi una funzione che non è soltanto certificativa, ma anche orientativa rispetto alle scelte successive, siano esse universitarie, legate agli ITS Academy o al mondo del lavoro.
Questa prospettiva è coerente con l’attenzione crescente al profilo educativo, culturale e professionale in uscita e richiede, nella didattica dell’ultimo anno, un lavoro più esplicito sulla rielaborazione dei saperi e sulla capacità di collegare esperienze e discipline.
Il colloquio orale: una prova più mirata
La principale novità riguarda il colloquio orale, che cambia impostazione rispetto agli anni recenti. A partire dall’anno 2025/2026, non è più prevista la discussione a partire da un documento o da materiali iniziali, una modalità che spesso portava a collegamenti interdisciplinari molto estesi e non sempre utili a verificare in modo preciso la preparazione nelle singole discipline. Il nuovo modello prevede invece un colloquio centrato su quattro materie individuate dal MIM e comunicate insieme alle discipline della seconda prova scritta entro la fine di gennaio. Il decreto ministeriale del 29 gennaio 2026 ha reso note, per ciascun indirizzo di studio, sia le discipline degli scritti sia quelle del colloquio, stabilendo in modo puntuale i riferimenti per la preparazione degli studenti e delle studentesse.
La finalità della prova resta quella di accertare il raggiungimento del profilo educativo, culturale e professionale previsto per ciascun indirizzo, ma con una maggiore attenzione alla solidità delle competenze disciplinari. Durante il colloquio vengono verificati non solo i contenuti appresi e i metodi propri delle diverse materie, ma anche la capacità di utilizzare le conoscenze in modo consapevole, di stabilire collegamenti pertinenti e di sostenere un’argomentazione autonoma e critica. Accanto alla preparazione disciplinare, la prova prende in considerazione il livello di responsabilità e maturità raggiunto, valorizzando il percorso complessivo.
In questa prospettiva assumono un peso significativo il curriculum dello studente, le esperienze di Formazione Scuola-Lavoro, le attività di educazione civica e le esperienze significative svolte nel corso degli studi, comprese quelle in ambito culturale, sportivo o sociale.
Le indicazioni ministeriali prevedono inoltre alcune condizioni specifiche. L’esame è considerato valido solo se il candidato sostiene regolarmente tutte le prove previste, comprese quelle orali. In presenza di una valutazione del comportamento pari a sei decimi nello scrutinio finale, il colloquio include anche la discussione di un elaborato su temi di cittadinanza attiva e solidale assegnato dal consiglio di classe, e il voto di condotta continua a incidere sull’attribuzione del credito scolastico.
Per i docenti, questo nuovo impianto comporta alcune conseguenze didattiche evidenti. La preparazione all’orale richiede un lavoro più sistematico sulle discipline indicate, sulla capacità di esposizione e sulla rielaborazione critica dei contenuti, ma anche una maggiore attenzione alla documentazione del percorso formativo e delle esperienze svolte. La definizione anticipata delle materie e la struttura più focalizzata del colloquio rendono infatti ancora più importante costruire nel tempo competenze solide, evitando di concentrare la preparazione soltanto nelle settimane che precedono l’esame.
Commissioni e organizzazione dell’esame
Tra le innovazioni più evidenti sul piano organizzativo vi è la composizione delle commissioni. Il modello previsto per il 2026 prevede una commissione ogni due classi, composta da cinque membri: un presidente esterno, due commissari esterni e due interni.
Questa configurazione comporta una diversa distribuzione del lavoro rispetto a commissioni più ampie sperimentate in passato e richiede un maggiore coordinamento tra i docenti coinvolti, soprattutto nella fase di valutazione e nella conduzione dei colloqui.
Le indicazioni ministeriali prevedono inoltre iniziative di formazione dedicate ai commissari, con l’obiettivo di garantire uniformità nelle procedure e maggiore coerenza nella valutazione, un aspetto che negli ultimi anni è stato spesso oggetto di attenzione anche nel dibattito professionale.
Dal punto di vista della scuola, la riduzione del numero dei commissari da 6 a 4 implica una pianificazione più attenta delle operazioni d’esame e una definizione condivisa dei criteri di valutazione all’interno dei consigli di classe.
Prospettive per la didattica
Il cambiamento più significativo riguarda il significato attribuito all’esame. Le indicazioni ministeriali sottolineano che la maturità rappresenta un momento di sintesi del percorso formativo e uno strumento di orientamento per le scelte successive, in continuità con il lavoro svolto nella didattica ordinaria.
Per le scuole questo comporta una riflessione sulla preparazione delle classi quinte. La definizione anticipata delle discipline del colloquio, la valorizzazione del curriculum e il peso attribuito al percorso formativo spostano l’attenzione dalla sola prestazione finale alla qualità del lavoro svolto durante l’anno e, più in generale, durante l’intero ciclo di studi.
L’esame di maturità 2026 si inserisce quindi in un processo di evoluzione che non modifica radicalmente la struttura della prova, ma ne ridefinisce alcuni aspetti chiave, rendendo più evidente il legame tra didattica, valutazione e orientamento. Per i docenti, la sfida principale resta quella di accompagnare studenti e studentesse in un percorso che non si limiti alla preparazione dell’esame, ma favorisca una reale padronanza dei saperi e una maggiore consapevolezza delle proprie scelte future.
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