L'educazione alle fake news nel piano nazionale educativo finlandese. Quali iniziative in Italia?

MONDO SCUOLA - 25 aprile 2021

Il programma pilota dedicato alla battaglia contro le fake news della Finlandia è stato studiato da veri professionisti del settore, uno su tutti è Kari Kivinen, tornato in Finlandia dopo aver fatto carriera negli enti di istruzione internazionale.

Kivinen si considera come un vero pioniere per quanto riguarda i programmi di alfabetizzazione ma anche di informazione da fare a scuola. Ha dichiarato che nessuno è troppo giovane per iniziare a sviluppare un pensiero critico verso una certa informazione falsa.

Il programma studiato proprio per gli studenti è stato appoggiato anche dal governo locale che ha messo a disposione fondi e personalità di spicco dell’ambiente informativo tout court. Quindi supportano le attività giornalisti, attivisti, rappresentanti del servizio di intelligence, forze dell’ordine e insegnanti. La sperimentazione va avanti già da un po’ di tempo ma sta portando risultati tangibili.

 

Lo scopo del programma è quello di imparare a riconoscere le notizie vere secondo un lavoro di ricerca adattabile a ogni contesto. Ciò è necessario perché crea un filtro, già tra i più piccoli, da cui passano tutte le informazioni lette o sentite, scoprendo solo quelle verificate e, soprattutto, veritiere.

Ai bambini finlandesi, sin dalle elementari, si spiega cos’è una fake news. Si tratta di un passaggio necessario poiché anche loro si trovano ad avere a che fare con i social media ma anche altri ambienti digitali che, inevitabilmente, li tengono occupati per molto tempo. Prima di arrivare a sviluppare un pensiero critico verso di queste, però, è necessario avere dalle solide basi.

Gli studenti finlandesi, quindi, iniziano a familiarizzare con il concetto di algoritmo, cioè, quei meccanismi che selezionano notizie affini all’interesse dell’utente. Il tutto, come ben sappiamo, viene attivato anche attraverso un solo like o commento, quindi, risulta più semplice dal sistema proporre cose che siano affini proprio a lui.

 

Come si può incentivare la costruzione di un pensiero critico verso una fake news?

Attraverso dei giochi, simulando indagini e creando coinvolgimento tra le parti. A parlare di questi metodi sono proprio gli insegnanti coinvolti nel programma. In un’intervista al Guardian si racconta come si interagisce con gli studenti delle elementari ma anche con quelli delle scuole secondarie. I livelli di istruzione, ovviamente, permettono di cambiare i metodi a seconda di chi ci si trova davanti.

Nel caso degli studenti di scuole secondarie si adottano approcci più tecnici, quindi, si incentiva lo sviluppo di un pensiero critico attraverso l'information literacy. Tali tecnicismi vengono sottoposti ai ragazzi come delle vere e proprie materie di studio, spiegando loro l'utilità nel mondo reale.

Gli insegnanti, però, si servono anche di materie scolastiche tradizionali per spiegare l'impatto che hanno le fake news sulla vita di tutti i giorni. Ad esempio la storia è utile per far conoscere ai ragazzi i danni che la cattiva informazione e la propaganda producono ma non solo, anche l'arte, la statistica e la matematica, aiutano a raggiungere una certa consapevolezza.

Viene dimostrato, sempre attraverso esempi pratici, come la statistica e la matematica diventano ottimi mezzi per mentire, così come l'arte. In questo caso attraverso la semplice manipolazione di un'immagine si cambia lo scopo dell'informazione proveniente da un certo quadro o foto.

È essenziale che gli studenti imparino a differenziare la misinformazione dalla disinformazione vera e propria. Nel primo caso l’errore, molto spesso, corrisponde a problemi minimi, cioè, refusi o altro. Nel secondo caso, invece, ben più grave, nelle news si riscontrano informazioni false o verità manipolate, dannose per lo stato d’animo dell’utente ma anche per chi lo circonda.

 

Come combattere la disinformazione con l’educazione del pensiero logico e critico

La Finlandia crede molto nell’educazione di futuri cittadini consapevoli ma per far sì che ciò si realizzi è necessario sollecitare i principi di cooperazione e il senso di responsabilità verso gli eventi esterni che, inevitabilmente, coinvolgono tutti nel Paese.

Combattere la disinformazione, sin da piccoli, è importantissimo e per farlo bisogna sviluppare un pensiero critico verso tutto ciò che gli algoritmi sottopongono ogni secondo a tutti noi.

Un bambino che inciampa in una fake news deve sapersi chiedere sempre chi ha prodotto l’informazione e perché l’ha fatto, scoprire l’attendibilità della testata, leggerla per comprendere cosa vuole dire e a che genere di pubblico si rivolge. Dopo tali passaggi va a verificare se sul web viene riportata da altre testate, quindi, passa ad affrontare "l’inganno".

Imparare a comprendere ciò che si legge è fondamentale ed è un requisito preliminare per raggiungere la consapevolezza ma anche la costruzione di un pensiero prima logico e poi critico. In questo frangente gli insegnanti diventano fondamentali e di supporto per queste attività senza, ovviamente, ricadere nell’errore frequente di esprimere la propria opinione. A fare il lavoro maggiore sono, in questo caso, proprio i bambini.

 

In Italia a che punto siamo con la media information literacy?

In Italia si sta cercando di studiare e incentivare un piano per far acquisire agli studenti competenze logico argomentative volte a riconoscere, in maniera certa, quali sono le notizie da cui guardarsi ma, come potrete capire dalla vostra esperienza, c’è ancora molto lavoro da fare.

Il modello che si vuole adottare deve essere utile per far acquisire un metodo di studio che permetta, agli studenti di ogni ordine e grado, di condurre approfondimenti personali, aggiornandosi e guardando solo verso notizie affidabili, sostenendo delle tesi e valutando in maniera critica quelle degli altri. Per farlo è necessario insegnare loro a ragionare con un certo rigore logico, identificando il problema sottoposto e le soluzioni possibili.

A dimostrare tale volontà è il documento "Indicazioni nazionali e nuovi scenari". Nel testo, dedicato solo al primo ciclo di istruzione, si cerca di orientare la didattica verso la costruzione di un pensiero critico. Quindi voi insegnanti dovete far sì che i vostri studenti possano farsi delle domande, costruire ipotesi, cercare e raccogliere dati, quindi, formulare ipotesi verificabili.

Rispetto al pensiero finlandese, però, ci sono diverse differenze e per adeguarsi agli standard europei c’è ancora molta strada da fare.

Utilizzare il pensiero critico è essenziale. Infatti serve anche per allontanare lo spettro che in questi anni ha creato grossi problemi agli studenti, cioè, l’acutizzarsi dell’analfabetismo funzionale. Ma per lavorare sulla media information literacy è necessario favorire l'attività fornendo tutti gli strumenti tecnologici, metodologici e logici che mettano lo studente al centro, mitigando la capacità di indottrinamento degli insegnanti. Ciò è possibile farlo incentivando il dialogo tra le parti ma anche servendosi di mezzi digitali.