L'importanza della musica per l'educazione delle nuove generazioni

MONDO SCUOLA - 22 maggio 2021

La musica ha svolto un ruolo fondamentale nell'educazione fin dall’antichità, basti pensare ai grandi filosofi e pensatori come Aristotele, Socrate e Pitagora, grandi cultori di questa disciplina che ne hanno sviscerato funzioni e potenzialità. Lo stesso Pitagora, ad esempio, sosteneva l’esistenza di una stretta correlazione tra la matematica e la musica, tanto da definirla come una serie armonica di frequenze, note e accordi calcolate in modo meticoloso per creare melodie emozionanti e ordinate.

La musica, così intesa, diventa amica fidata dell’uomo che si adatta alle evoluzioni storiche e sociali, sostenendo, accompagnando e incoraggiando soprattutto le giovani generazioni che si fanno portavoce dei cambiamenti repentini della società e dunque dei generi musicali. 

Così la musica diventa anche rappresentazione di un determinato momento storico e lo vediamo, ad esempio, con il genere che si è sviluppato negli anni’60, ormai simbolo di quel periodo o con i generi diffusi negli ultimi decenni come il rap o il trap, emblema di questa generazione. Diciamo la verità, la musica è indispensabile all’universo poiché è ad essa connaturata e anche perché svolge diverse finalità, tutte di primaria importanza, ma vediamo perché.

 

La musica e le nuove generazioni: tutte le potenzialità da sfruttare

Secondo numerosi studi effettuati dall’antichità fino ad oggi, la musica ha in primo luogo uno scopo educativo, sia quando è oggetto di apprendimento che se la si ascolta per finalità ricreative. Comprendere le note musicali, imparare a leggere lo spartito, allenarsi per tenere il tempo sono attività che coinvolgono corpo, intelletto e spirito: non basta solo ascoltare, infatti, ma concentrarsi sul proprio lavoro, entrare nei tecnicismi e nei meccanismi dello spartito e mettere in gioco il proprio corpo con i movimenti giusti. Qualsiasi strumento si decida di suonare, richiede attenzione, dedizione e concentrazione, doti che sempre di più sembrano diminuire ai giorni nostri.

Musica è anche sinonimo di crescita sociale, basti considerare i numerosi testi che hanno fatto la storia della musica perché hanno raccontato i disagi di intere generazioni. John Lennon, ad esempio, nei suoi testi ha parlato di fratellanza, pace e amore tra le persone, riportando in luce valori dimenticati ma sempre attuali. In questa direzione, la musica diventa anche educativa socialmente, riabilitativa, strumento di sostegno e difesa di intere generazioni: proprio per questo molti psichiatri consigliano la musicoterapia ai bambini con problemi di attenzione, ma anche in caso di tensioni, stress, traumi e problemi di concentrazione. La musica, infatti, aiuta a rilassare, ad esprimere emozioni, sentimenti, paure e dunque ad esorcizzarle con il suo potere curativo e benefico. Questo spiega anche perché i riti religiosi sono caratterizzati, da sempre, da musica e canti che scandiscono le varie fasi delle celebrazioni, indipendentemente dal culto e dal credo, essa rappresenta sempre il centro del rito.

Si tratta di piccoli spunti di riflessione che fanno emergere l’enorme portata del fenomeno e la necessità di introdurre la musica come disciplina obbligatoria in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Oggi, infatti, le ore di musica sono previste solo alla scuola elementare ma senza l’utilizzo di uno strumento e alle scuole medie, dove talvolta si sviluppano meravigliosi progetti. Si, perché studiare musica a scuola svolge un’importante funzione di socializzazione che aiuta a creare amicizie nuove, stabilire legami e rafforzare rapporti già esistenti, incita alla socialità con persone che condividono stesse passioni, problemi e situazioni legate all’età. Molti giovani, invero, riescono a comunicare con gli altri grazie alla musica, distaccandosi dai social network, anche se temporaneamente. In quest’ottica, la musica diventa una validissima alternativa a Internet, alle chat e ai social, che distruggono spesso la capacità di intrecciare legami umani veri e profondi.

Sebbene i generi musicali siano diversi e vari, quest’arte ha un linguaggio unico e universale che abbatte le barriere sociali e culturali perché richiede lo studio di suoni e note, prescindendo da background culturali pregressi. Questo significa che quando in una classe si studia musica, non conta la famiglia di origine e il livello culturale ma la capacità di entrare nel linguaggio dello spartito e delle note trasmettendo passione e sentimento. La musica unisce, valorizza, crea legami e guarisce dalla solitudine: motivi che dovrebbero spingere tutti gli istituti a introdurla come materia obbligatoria nel proprio programma.

 

L’importanza della musica e la sua funzione catartica

Aristotele sosteneva che la musica apporta all’uomo diversi benefici: quello educativo, ricreativo, rilassante e infine anche una funzione catartica. Il grande maestro, a distanza di tanti secoli, aveva ben compreso il ruolo che la musica riesce a svolgere soprattutto tra i giovani, inserendo tra i vari benefici anche quello catartico, su cui vogliamo soffermarci.

Grazie a uno studio realizzato da alcuni studiosi dell’università americana di Washington, la musica contiene un potenziale curativo enorme che allontana anche dalle dipendenze da alcool e droga. Dall’analisi è emerso l’ingente numero di associazioni di volontariato che lavorano per il recupero di tossicodipendenti e alcolisti attraverso l’inserimento di attività musicali nel loro programma di reinserimento: laboratori che danno magnifici risultati sia da un punto di vista psicologico che musicale, dal momento che nascono cd con ottima musica da ascoltare e cantare e altrettante importanti storie di recupero.

Come si evince, l’effetto catartico della musica non è una scoperta della nostra società moderna poiché ne parlavano già gli antichi, anche se oggi, più che mai, i giovani hanno bisogno di questa attività per staccarsi dalle dipendenze moderne, più invisibili ma altrettanto dannose e deleterie. Comprendere le potenzialità di quest’arte significa anche imparare a sfruttarle al meglio, per tirare fuori dai giovani il meglio che c’è dentro di loro, indipendentemente dai disagi che provano. La musica diventa, in tal modo, liberazione ed emancipazione da contesti familiari complessi e aiuto nei casi di timidezza eccessiva e difficoltà a stabilire relazioni.

 

Conoscere se stessi attraverso la musica

Ascoltando e imparando la musica, i bambini impara a conoscersi: in essa, infatti, ciascuno riflette i propri desideri, le aspettative e i bisogni, realizzandoli. Un esempio è quello delle canzoni melodiche, che aiutano a ricordare le esperienze vissute e le emozioni provate. In tal modo, mediante un meccanismo mentale, il ragazzo riesce a riflettere nella musica i sogni e i desideri che porta nel cuore, avverandoli. Anche la musica da ballo può avere la stessa finalità, perché incoraggia a svagarsi e a evadere dalla routine, mettendo in discussione le proprie certezze.

Questo significa che tale strumento è in grado di mettere i ragazzi in relazione diretta con l’uso del suo corpo, soprattutto quando la melodia attrae la sua attenzione perché è il genere che maggiormente gli piace, sia quando si tratta di musica con parole che senza.

In questo contesto, la scuola può fare davvero tanto mettendo a disposizione docenti motivati e preparati, ore di studio dedicate a questa disciplina e progetti specifici per le diverse fasce di età. Potremmo vedere, in tal modo, tanti adolescenti che trovano finalmente un posto nella società, giovani depressi in grado di superare il mostro con l’aiuto del loro strumento musicale e bambini con grande musicalità esprimersi nel modo a loro più congeniale.

È necessario mettere in luce tutte le potenzialità della musica nella scuola, garantire progetti, programmi, laboratori e strumenti per implementarne lo studio e la diffusione. Solo in questo modo sarà possibile tirare fuori il meglio di ogni giovane partendo proprio dalla scuola più che dalle famiglie, spesso sfornite di strumenti economici e culturali adeguati per comprenderne l’importanza e il valore pedagogico.