Come incoraggiare i bambini a partecipare ai lavori manuali quando non amano il disordine?

MONDO SCUOLA - 16 luglio 2021

Nonostante le apparenze, i bambini amano l’ordine quanto gli adulti, non apprezzano disordine, confusione e caos nei luoghi dove trascorrono il loro tempo perché crea loro disorientamento e tensione. Ma c’è un motivo molto più importante che trova origine nella loro mente e riguarda la capacità di fare ordine nei loro pensieri e nelle abitudini quotidiane. Per questo i bambini vanno continuamente incoraggiati e sollecitati a partecipare ai più svariati lavori manuali, vediamo perché.

 

Secondo una ricerca condotta da un team di psicologi americani dell’Università della California, ai bambini va insegnato a tenere in ordine i propri spazi domestici e scolastici quotidianamente. L’ordine esterno, infatti, riflette in modo diretto e proporzionale quello interiore, favorisce la capacità di concentrarsi, semplifica l’apprendimento, incoraggia la socializzazione e facilita la gestione delle relazioni interpersonali. Secondo il report, infatti, le abitudini accettate sin da piccoli sono funzionali allo sviluppo di molte attitudini e vengono impresse nella personalità, determinando il mondo del bambino e poi dell’adulto.

 

Il consiglio di Maria Montessori: l’aiuto dell’adulto è fondamentale

Secondo l’autorevole punto di vista di Maria Montessori, il bambino va incoraggiato a svolgere piccoli lavori manuali perché lo aiuteranno ad acquisire abitudini importanti e durevoli nel tempo. In quest’ottica, il ruolo dell’adulto diventa essenziale perché è lui che deve rendere l’ambiente accattivante al piccolo, idoneo al suo livello di sviluppo e aderente ai suoi interessi e gusti. Un luogo nel quale possa trovare le giuste risposte ai suoi bisogni di crescita e alle sue istanze di evoluzione psicofisica. Questo significa che la disposizione degli spazi e gli oggetti presenti devono avere una ragione precisa e uno scopo determinato che il piccolo deve poter comprendere e cogliere.

 

In questo l’insegnante può essere di grande aiuto perché più di tutti, probabilmente, comprende che gli ambienti in cui lavora e interagisce sono vero e proprio nutrimento per la sua psiche. Proprio per tale motivo i docenti usano indicare precisamente il materiale scolastico che serve all’alunno: cose precise di cui deve essere dotato per lavorare e che deve custodire con cura. Durante la lezione, il materiale viene disposto disordinatamente sul banco ma al termine, la maestra lo aiuterà a capire l’importanza di mettere tutto al proprio posto. Un discorso che vale non solo per le attività singole ma anche per quelle di gruppo: parliamo dei lavori manuali a cui deve partecipare l’intera classe per ripristinare lo stato iniziale della stanza e riprendere nuove lezioni.

 

Si va in palestra per giocare e si svolgono attività ludico-educative? L’insegnante dovrà incoraggiare ogni bambino a partecipare ai lavori manuali di sistemazione insieme agli altri. Tale attività servirà anche a imparare a collaborare, essere di aiuto senza intralciare il lavoro altrui, coordinarsi con il resto del gruppo senza adagiarsi sul lavoro dei compagni o, al contrario, senza voler prevalere.

 

La collaborazione tra genitori e insegnanti: insieme per un obiettivo comune

Quando gli insegnanti lavorano insieme ai genitori, il successo è assicurato e anche il bambino più difficile impara ad acquisire le giuste abitudini.

 

Secondo gli psicologi, il primo compito spetta ai genitori e riguarda l’allestimento della stanza del bambino che deve avere specifiche caratteristiche che riassumiamo in tre parole: poco, buono e ben visibile.

 

Questo significa che la camera non deve contenere un’infinità di giochi, eliminando tutto ciò che non serve, che non è adatto all’età o ai suoi interessi attuali, senza manovrare le preferenze o le naturali abitudini: pochi pupazzi, poche macchinine e solo le bambole che effettivamente si utilizzano, conservando magari le altre.

 

Una buona abitudine è quella di mettere via ciò che è rovinato, senza pile, rotto o che manca di parti vitali, perché si tratta di giochi che non verranno utilizzati. Inoltre, la mamma dovrà mettere ben in vista solo quegli oggetti che il piccolo usa in quel periodo, conservando in un luogo chiuso ciò che non utilizza o che non gli piace. Seguendo la regola delle tre parole il bambino riuscirà ad abituarsi, con il tempo, a discernere ciò che deve avere a portata d’occhio e cosa, invece, deve essere riposto.

 

I lavori manuali che aiutano di più: accompagnare i bambini passo dopo passo

Il problema più comune tra i bambini di oggi è quello di possedere un numero eccessivo di giochi: si ricevono, infatti, regali in qualsiasi occasione e questo può essere motivo di disordine. In questi casi la regola da adottare è quella di togliere un vecchio gioco ogni volta che ne riceve uno nuovo: un’occasione per fare un dono ai bambini più disagiati abituandoli a condividere e sviluppando la generosità. Ma se non si sentono pronti, possono riporre quel gioco in un armadio ben chiuso senza riprenderlo, per sistemarlo magari, nella cassa dei giochi che andrà in soffitta.

 

Sia in classe che a casa, è importante che ogni oggetto abbia il suo posto, uno spazio che deve rimanere fisso e che la mamma e la maestra non dovranno cambiare, per non destabilizzare il piccolo. Questo lo aiuterà a ritrovare sempre ciò che cerca e a sapere dove riporlo una volta messo da parte. Una buona abitudine è quella di acquistare cesti ad hoc dove poter riporre i giochi, un contenitore grande e spazioso che diventerà il suo mondo, quel "luogo" dove si trovano le sue cose, un posto sicuro che avrà il compito di proteggere, custodire e riunire i suoi giocattoli. Lo stesso discorso va fatto per i più grandi, che dovranno avere un luogo delimitato e ben determinato dove sistemare le proprie cose: libri, quaderni, zaino, playstation, smartphone e tutto ciò che ruota intorno ai bambini e agli adolescenti. Quell’ambiente diventerà un luogo da gestire, ordinare e modificare per renderlo accogliente e piacevole.

 

L’esempio è sempre la migliore soluzione

E dopo aver seguito tutti i consigli degli specialisti, non resta che dare il miglior insegnamento possibile: l’esempio. Quando l’insegnante offre al bambino l’esempio di come eseguire i lavori manuali, sicuramente otterrà ottimi risultati, soprattutto quando l’alunno è ancora in tenera età. Proviamo a svolgere delle attività insieme a lui utilizzando del materiali qualsiasi e poi riponiamolo in ordine lasciando che lui ci guardi e ci aiuti, prima di iniziare un’altra attività. Noteremo nel tempo un’attitudine a imitare l’insegnante e un’incredibile capacità di memorizzare la posizione di ogni gioco, riconoscendo il momento del riordino come fase conclusiva di quella specifica attività.

 

E se non partecipa spontaneamente alle attività manuali nonostante venga incoraggiato? Il segreto è non stancarsi e provare ogni giorno a spronarlo elogiandolo quando fa un buon lavoro, perché non si senta frustrato e non avverta la fine di un gioco come il momento del "lavoro", ma come il passaggio naturale e necessario per iniziare un’altra attività.

 

In questi casi è importante procedere di volta in volta senza attendere che gli oggetti si accumulino più del dovuto rendendo l’attività inaccessibile, spiegandogli ciò che deve fare anche più volte e con un tono gentile, per creare empatia e piena accettazione verso quel lavoro manuale. Il risultato? Sicuramente positivo, studi clinici hanno dimostrato che un bambino che è stato abituato fin da piccolo ai lavori manuali sarà un adulto attento anche alla cura della propria persona, al rispetto dell’ambiente e delle persone che vivono intorno a lui. Da grande il lavoro gli apparirà come una naturale attività della vita quotidiana, un’azione abituale, quasi connaturata e naturalmente scontata.

 

L’incoraggiamento ai lavori manuali migliora le capacità cognitive del bambino, sviluppa l’empatia e l’autonomia. Lo aiuta ad avere un’ottima autostima e grande rispetto per il lavoro altrui, lo rende accogliente e con uno spiccato problem solving che gli consentirà di trovare facilmente la soluzione ai suoi problemi, senza sentire il bisogno di appoggiarsi sempre agli altri.