Bullismo e cyberbullismo: inasprire le pene o lavorare sulla prevenzione?

25 agosto 2021 5 minuti
OCCHIO ALLE ISTITUZIONI

I dati che emergono dalla "Giornata contro il bullismo e il Cyberbullismo" non sono incoraggianti e mettono in allarme le autorità scolastiche: più del 50% dei giovani tra gli 11 e i 17 anni sono vittime di questo reato, con una percentuale maggiore che colpisce le ragazze in rete. L’aumento esponenziale del fenomeno all’interno delle scuole ha incentivato le istituzioni a trovare strumenti idonei alla prevenzione del fenomeno, ma anche alla formazione di gruppi di ascolto e altri deterrenti in grado di arginare i casi intervenendo tempestivamente. Nell’elaborazione delle linee guida da parte del Miur, emerge un’attenzione particolare a ogni forma di violenza, con l’obiettivo di mettere al centro delle politiche scolastiche un sostegno mirato alla vittima e il recupero del bullo.

 

Il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo: di cosa si tratta

Si parla di bullismo quando si verificano comportamenti ripetuti di prevaricazione di una persona nei confronti di un’altra: parole violente, azioni aggressive o anche sguardi che hanno l’obiettivo di intimorire, dominare e ridicolizzare. Il bullo è un giovane violento che cerca l’autodeterminazione attraverso atteggiamenti di prepotenza e approfittando di uno stato di remissione e timidezza di altri ragazzi. Il cyberbullismo, invece, è la manifestazione del bullismo attraverso il Web e i suoi canali, un fenomeno in netto aumento soprattutto in seguito alla chiusura delle scuole e l’introduzione della DAD. Si tratta dell’evoluzione del fenomeno principale, una trasformazione che consente al bullo di entrare in casa della vittima in modo silente e senza che alcuno se ne accorga. Invio di foto, messaggi sgradevoli, video intimidatori, prese in giro e ogni forma di prevaricazione che non sono controllabili e mettono la vittima sempre più in isolamento. In questo modo non basta più non uscire di casa per evitare di "subire", perché il nemico è tra le mura della sua stanza, nel suo smartphone e nel computer con il quale partecipa alle lezioni scolastiche. Questo significa che per evitarlo è necessario isolarsi anche dai social, dalle app nelle quali può interagire e addirittura dalla DAD, dove il nemico serpeggia indisturbato. Bullismo e Cyberbullismo affondano le radici nello stesso terreno, il secondo è una naturale evoluzione del primo, due facce della medesima medaglia con lo stesso obiettivo: agire singolarmente o in gruppo per compiere atti di violenza provocando danni a un coetaneo. La vittima, invece, è un giovane timido, rispettoso delle regole, con grande senso civico e una profonda sensibilità, che non è abituata ad affrontare il male con la violenza e la forza e per questo non riesce a difendersi.

 

Bullismo e Cyberbullismo: i numeri parlano chiaro

Secondo una stima elaborata dalla "Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale" nella Giornata contro il Bullismo e il Cyberbullismo è emerso che oltre il 50% dei giovani tra gli 11 e i 17 anni sono stati vittime di bullismo e tra coloro che possiedono uno smartphone la cui percentuale si aggira intorno all’85,5%, circa il 22,2% dichiara di aver subito atti di cyberbullismo. Tra loro, più del 72% ritiene necessario utilizzare il Web con le opportune limitazioni e nel rispetto di regole imposte dalle famiglie. Purtroppo i dati che emergono evidenziano che solo il 55% delle famiglie detta regole precise di comportamento, mentre l’80% dei giovani sostiene che le uniche limitazioni imposte dai genitori riguardano la durata dell’utilizzo, quelle di non guardare siti porno o di chiudere i social in determinate situazioni. Regole generiche, dunque, che non riguardano una vera e propria educazione digitale che resta sconosciuta ai genitori quanto ai loro figli, come emerge dall’Osservatorio del Social Warning, secondo il quale circa il 47% dei giovani sostiene di non avere mai avuto un confronto con i genitori e di parlare più con i docenti. Il dato grave e molto comune, inoltre, è quello della durata delle ore di utilizzo di Internet: il 32% dei giovani tra i 12 e i 16 anni sostiene di trascorrere dalle 2 alle 4 ore al giorno su internet e più del 22% non hanno nessun limite da parte dei genitori. Inoltre, questi giovani hanno particolare interesse per YouTube, WhatsApp, TikTok e Instagram collegandosi più volte al giorno. Un dato grave anche dal punto di vista psicologico, dal momento che emerge un desiderio di aggregazione e confronto con i propri amici ma in modo virtuale e "riflesso" che sta sostituendo lentamente quello reale.

 

L’aumento dei casi causato dalla pandemia: quando la DAD diventa un pericoloso canale

Quando il Ministero dell’Istruzione ha introdotto la didattica a distanza non avrebbe mai pensato a un aumento del fenomeno del bullismo, eppure molti istituti italiani hanno dovuto fare i conti con questo fenomeno, portando a galla un problema spesso misconosciuto e sottovalutato dagli stessi docenti. Il Coronavirus, si sa, ha causato diversi danni, non ultimo l’impossibilità di uscire e muoversi da casa a causa delle restrizioni imposte dal Governo. In questa situazione generale, vi è stato un aumento esponenziale delle ore trascorse davanti al pc e al cellulare, facendo aumentare in modo proporzionale anche il Cyberbullismo. Basti pensare che nell’ultimo anno più di un giovane su 8 racconta di aver subito episodi di questo tipo, ma fenomeno molto più grave è quello che emerge da un'indagine condotta dall’"Associazione Nazionale Di.Te" insieme al "Dipartimento di Ingegneria Informatica della facoltà Politecnica presente nelle Marche" e alcuni famosi portali e che ha riguardato un gruppo di 3115 alunni tra gli 11 e i 19 anni. Dal report risulta che 1 giovane su 8 è stato preso in giro dai coetanei ma anche dai docenti, gettando le basi per casi più gravi di Cyberbullismo all’interno della classe. L’identikit del cyberbullo è lo stesso del bullo che opera in presenza, ma è forte del fatto che un monitor lo proteggerà da occhi indiscreti: dietro al suo pc si sente libero di prendere in giro amici e docenti con battutine che cancella, immagini modificate che pubblica sul gruppo della classe e con paroline offensive che pensano arrivino a destinazione indisturbate. Come un leone da tastiera che si sente onnipotente quando scrive commenti e post, così il cyberbullo sfoga repressioni e frustrazioni utilizzando la didattica a distanza, i social network, le piattaforme di videogiochi, le chat e le videochat.

 

Il ruolo della Scuola: maggiore prevenzione e osservazione del fenomeno

Per far fronte al problema, il Ministero dell’Istruzione ha elaborato delle "Linee di Orientamento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di Bullismo e Cyberbullismo", ribadendo con forza il ruolo fondamentale della Scuola. Formazione dell’intero personale scolastico e individuazione in un referente interno che deve occuparsi delle azioni di contrasto del fenomeno. Tale referente, in collaborazione con il dirigente scolastico, deve elaborare un Regolamento che preveda precise sanzioni per riparare i danni causati, elaborando al contempo un supporto fattivo alle vittime. Tale regolamento, ovviamente, non può rimanere un atto interno ma deve essere sottoscritto dalle famiglie congiuntamente al Patto di corresponsabilità all’atto dell’iscrizione dell’alunno. Non solo, ogni plesso deve prevedere la formazione di un Team Antibullismo formato da un referente principale scelto tra i docenti, dal Dirigente scolastico, un animatore digitale e da altre figure specifiche come lo psicologo, un operatore socio-sanitario e un pedagogista. Al team vengono segnalati i casi di bullismo e cyberbullismo da parte di docenti, alunni, personale ATA o genitori per attivare il protocollo di intervento. La procedura seguita è quella descritta nel singolo regolamento e mira a contrastare e arginare il fenomeno. Tra le attività principali, la più importante riguarda l’intervento con la vittima, che si estrinseca in un sostegno psicologico che mira a non farla sentire in colpa per aver denunciato, ma anzi evidenziando il gesto di grande civiltà compiuto. Il secondo intervento è quello con il bullo: il team deve incontrare il giovane mettendolo a proprio agio e favorendo un dialogo tranquillo e propositivo, cercando di capire quanta consapevolezza c’è nel gesto che ha compiuto. Solo dopo questa fase, il giovane va messo di fronte alla gravità delle sue azioni, aprendo la sua mente ai danni compiuti e al male commesso. Il punto successivo è quello di trovare soluzioni specifiche al problema, comprendendo che anche il bullo ha bisogno di aiuto e in ogni caso deve riparare al male commesso. Nel caso in cui i bulli agiscano in gruppo e non singolarmente, i colloqui devono avvenire in modalità face to face e consequenziale, per evitare che si confrontino dando versioni concordate. Solo dopo i colloqui singoli è possibile procedere all’incontro di gruppo, che avrà l’obiettivo di cessare immediatamente i comportamenti lesivi. È importante che nell’incontro di gruppo si ripercorra l’accaduto step by step, si ascoltino i punti di vista contrapposti e si trovino soluzioni condivise in modo propositivo e non accusatorio.