ICF, per un’educazione più inclusiva: fra teoria e pratica. Il libro di Antonietta Parente.

MONDO SCUOLA - 14 luglio 2021

Come una luce che illumina una strada buia e tortuosa, questo testo di Antonietta Parente si rivolge agli aspiranti insegnanti, a quelli in servizio, ai genitori e a chiunque provi interesse vero questa delicata materia. L’obiettivo è sempre unico: realizzare quel progetto di formazione individuale nonostante la complessità del caso specifico, per dare vita a una scuola in cui tutti gli alunni hanno gli stessi diritti e le stesse possibilità di crescita intellettuale, umana e personale. Non una guida sterile, dunque, ma pagine pregne di fiducia nella pedagogia e in una rinnovata consapevolezza che l’impegno e lo sviluppo di tecniche educative innovative possono offrire importanti risultati.

 

Da cosa è composta la Scuola? Non solo insegnamento, ma anche implementazione della relazionalità e della progettualità, personalizzazione dei percorsi di apprendimento e insegnamento che si snodano nei tre momenti del sapere, del saper fare e del saper essere. In questo contesto, la formazione del corpo docenti diventa un’azione dinamica che prevede un’evoluzione continua e costante e una relazione con una società moderna estremamente complessa, piena di bisogni educativi eterogenei che chiede risposte certe, efficaci e immediate. Partendo da quelle competenze di base che derivano dalla formazione inziale, il docente di oggi deve essere fornito di uno spiccato senso di ricerca, una consapevolezza metacognitiva e ovviamente essere dotato di un’apertura alla riflessività per trovare soluzioni concrete e gestire le difficoltà che si incontrano in classe. In questa prospettiva, Antonietta Parente passa in rassegna i mutamenti del sistema rispetto al passato offrendo spunti nuovi e stimolanti per un’educazione davvero inclusiva. Partendo dal PEI, infatti, l’autrice spiega l’intervento del Governo in questa delicata questione con l’emanazione del decreto legislativo n. 96/2019 recante "Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità". Una disciplina che detta le linee guida per l’elaborazione del piano educativo personalizzato, che rispetto al passato ne modifica l’approccio e il sistema. Con grande sensibilità, l'autrice ripercorre l'aspetto bio-psichico dell’ICF e il metodo utilizzato che si focalizza sugli aspetti più funzionali del giovane con disabilità. In tal modo, infatti, è possibile comprendere quegli elementi ambientali e scolastici che potrebbero facilitare la partecipazione alle attività nella condizione di salute in cui si trova. L’utilizzo dell’ICF-CY, che la dottoressa semplifica in modo estremamente chiaro, si concentra proprio sul contesto scolastico nel quale lo studente disabile si districa ogni giorno così come l’ICF permette alla Scuola di andare incontro ai bisogni del singolo in modo non generico ma preciso e puntuale, valorizzando le sue abilità piuttosto che le disabilità. Proprio per questo il PEI viene redatto da personale insegnante di sostegno e curricolare in collaborazione con gli operatori sanitari designati dall’ASL, con l’insegnante operatore psico-pedagogco e i genitori dell’alunno che ne conoscono bene potenzialità e limiti. Per questo motivo il corpo docenti deve conoscere la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) che può descrivere e "misurare" la disabilità, descrivendo e cogliendo quei comportamenti che possono verificarsi in determinate condizioni di salute, classificandone il funzionamento. L’ICF, così concepito, diventa uno strumento utilizzabile non solo sui ragazzi affetti da disabilità ma sull’intera popolazione, perché tiene conto delle condizioni corporee, sociali e personali. La vera rivoluzione di questo sistema risiede proprio nell’inserimento di fattori ambientali e contestuali oltre che psicofisici. La Scuola aveva bisogno di questo strumento educativo? La risposta è affermativa, dal momento che permette di progettare curricola e identificare bisogni educativi finalmente personalizzati.

 

Le categorie dell’ICF-CY: aiutare i docenti a comprendere le potenzialità dell’alunno

Passando in rassegna ogni categoria, e decodificandole in modo semplice e alla portata dei docenti, aiuta a cogliere il mondo della disabilità degli alunni nelle diverse fasce di età in modo preciso ed esaustivo, tenendo conto dei cambiamenti e delle evoluzioni associate allo sviluppo e alla crescita. Ne deriva l’importanza di inserire ogni alunno nella corretta categoria, per poter ottenere un quadro preciso sia nella diagnosi che nel programma da attuare. In quest’ottica l’ICF-CY è diventata una naturale conseguenza, dal momento che descrive tutti gli stati di salute e funzionamento mediante codici che presentano una granularità più elevata e che fungono da precursori a un modello di Scuola più maturo e vicino agli studenti. Si tratta di una tassonomia che deriva dalla classificazione primaria e che si rivela fondamentale per un modello di insegnamento inclusivo e maturo per la nostra società. La necessità di classificare in modo preciso ogni categoria, con la possibilità di produrre la documentazione per ogni categoria, consente di assicurare il pieno rispetto dei diritti degli alunni dalla scuola dell’infanzia fino al raggiungimento dell’adolescenza, per accompagnarli nel complesso percorso di crescita e formazione. L’autrice, ovviamente, specifica che l’ICF-CY non è in alcun modo una diagnosi ma il profilo del suo "funzionamento", una descrizione puntuale della gravità e della natura delle limitazioni delle funzioni dell’alunno e l’indicazione di quei fattori ambientali che vanno a influire su quelle funzioni. La divisione in codici serve proprio a essere estremamente precisi, basandosi in primo luogo su primarie informazioni come colloqui, osservazioni, misurazioni dirette, giudizi professionali mirati e appropriati ed è finalizzata a migliorare la vita dell’alunno in classe, a comprendere come calarsi nella sua realtà per valorizzare quelle capacità celate da disabilità evidenti. Obiettivo primario dell’ICF-CY è quello di aiutare tutti i soggetti coinvolti nella classificazione sia dell’entità del funzionamento che della natura nel contesto ambientale specifico di ogni alunno. Per questo il docente, dopo aver compreso il caso specifico grazie alla classificazione in una delle categorie, dovrà utilizzare tutte le sue conoscenze sulla formazione didattica, elaborando strategie ad hoc per favorire la massima partecipazione dell’alunno e una piena inclusione all’interno della classe. Si tratta di uno scopo che coinvolge non solo l’apprendimento in senso stretto ma tutte le aree didattiche inserite nel contesto scolastico, come i laboratori, le attività fisiche e quelle ricreative.

 

Una Scuola nuova è possibile: formazione dei docenti e un cambiamento di mentalità

Con le competenze acquisite durante gli anni di insegnamento alla scuola primaria, grazie alla sua laurea in Pedagogia e ai numerosi Master in scienze dell’educazione, metodologia e information technology, Antonietta Parente porta nel suo libro "ICF, per un’educazione più inclusiva: fra teoria e pratica" un aiuto a tutti coloro che desiderano iniziare un percorso nel mondo dell’insegnamento. Non solo, il libro è una valida guida anche per chi lavora da anni con gli alunni con bisogni speciali e intende approfondire le criticità connesse a questo affascinante quanto complesso universo della disabilità. Come e-tutor, formatrice e docente nella scuola superiore per le attività sostegno, è riuscita a spiegare in modo semplice concetti talvolta molto difficili, rendendoli comprensibili anche a coloro che sono lontani dal mondo della scuola ma ugualmente appassionati alla materia. Ogni pagina è impregnata di un "ottimismo pedagogico" sano e pieno di speranza in una scuola finalmente inclusiva. Partendo dall’excursus normativo e storico che mette in connessione un passato che tendeva a escludere e isolare le diversità con una moderna e rinnovata mentalità, l'autrice si pone come obiettivo quello della valorizzazione della disabilità e di un’inclusione sempre crescente. Quella di Antonietta Parente è una visione nuova dell’insegnante specializzato, che non è più il "docente della carità", che svolge mansioni di angelo custode dell’alunno con disabilità: una figura materna che aiuta il bambino a restare in collegamento con il resto della classe. È piuttosto una risorsa produttiva, efficiente, in continua evoluzione e formazione che rappresenta il vero punto di riferimento per la scuola. Il docente specializzato ha un unico traguardo da raggiungere ed è l’inclusione attraverso didattiche multidimensionali e flessibili in contesti di apprendimento, quale la scuola, dove ci sono opportunità per tutti gli alunni. In questo contesto le ICF-CY servono a superare le prassi di insegnamento tradizionali a favore di percorsi didattici innovativi con elevato valore formativo, per assicurare all’alunno con bisogni speciali una qualità della vita ottimale.