5 miliardi alla scuola entro il 2021: quali bandi si apriranno?

MONDO SCUOLA - 10 ottobre 2021

In questo periodo, la Scuola è al centro delle discussioni del Governo: riforme, trasformazioni, ristrutturazioni e grandi cambiamenti sembrano diventare temi di interesse del Parlamento e delle forze politiche. Un vento di rinnovamento che tocca il cuore dell’istituzione scolastica, intesa come struttura fisica e organizzativa che muove la società presente e le future generazioni.

 

Come promesso dal Governo Draghi all'inizio del suo mandato politico, infatti, entro la fine dell’anno 2021 alla scuola pubblica italiana verranno erogati circa 5 miliardi di euro: un finanziamento che verrà distribuito attraverso 5 bandi diversi, che consentiranno la relativa ridistribuzione delle finanze predisposte per la scuola.

 

Secondo il Ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, interrogato sulla questione della riorganizzazione scolastica, entro il 2022 verranno adottate ben 6 diverse riforme dirette alla formazione dei giovani, in esecuzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In questa direzione, gran parte delle risorse saranno direzionate all’orientamento scolastico, agli istituti tecnico professionali e alla riqualificazione edile e strutturale degli istituti scolastici. Ma non solo, dopo la prima tranche di investimenti, il Governo predisporrà ulteriori 17 miliardi di euro da investire per il potenziamento delle competenze e delle infrastrutture.

 

Come sono stati ripartiti i fondi: ripartiamo dalla Scuola

 

Nel progetto del nostro premier, infatti, vi è l’intenzione di equiparare l’organizzazione degli istituti tecnici italiani alla media europea, introducendo laboratori e progetti all’avanguardia in grado di introdurre i giovani direttamente nei diversi ambiti professionali. Ma non solo, la riforma contempla il reclutamento di un numero ingente di insegnanti di ogni ordine e grado, per i quali si intende organizzare percorsi formativi specifici e adatti alle ultime istanze del mondo del lavoro. Non è più possibile trascurare, infatti, la formazione del corpo dei docenti attraverso idonee attività che li introducano al mondo della digitalizzazione e dell'informatizzazione per consentire loro di fare lezione in modo innovativo e sempre più tecnologico.

 

A tal fine il Ministro Bianchi, forte dell’appoggio del presidente Draghi e della volontà parlamentare, ha già ripartito i primi 5 miliardi di euro nelle seguenti aree di intervento:

  • per gli asili nido sono stati destinati ben 3 miliardi di euro, che si aggiungono ai 700 milioni già in corso di utilizzo e ai 900 milioni di euro messi da parte per il sostegno degli enti preposti alla gestione;
  • per la costruzione di nuove scuole sono stati stanziati circa 800 milioni di euro, con la predisposizione di progetti relativi a strutture che contengono caratteristiche di ecosostenibilità e idoneità per realizzare una didattica di tipo tecnologico e innovativo;
  • per la realizzazione di palestre e spazi adeguati a implementare l’offerta formativa curricolare sono previsti circa 400 milioni di euro, oltre diverse somme congrue per la ristrutturazione delle mense e di spazi ricreativi ad hoc.

 

Quando la ripartenza inizia dal finanziamento alla Scuola e ai progetti culturali

 

Come confermato dal Ministro Bianchi, il Governo italiano deve ripartire dalla scuola per sostenere la ripresa dell’intero Paese: un modo per dare nuova dignità al lavoro di insegnante, mettendo al centro docenti, studenti e dunque ogni cittadino.

 

Per giungere a tale traguardo, è necessario investire importanti somme per la ricerca laboratoriale, per le mense come luogo educativo e di aggregazione e per l’implementazione di metodi didattici all’avanguardia: per questo la scuola dell’infanzia viene posta al centro dell’attenzione delle istituzioni, per fornirle strumenti di crescita d’eccellenza e adeguati ai cambiamenti culturali e sociali in atto. Non è possibile, infatti, restare indietro rispetto agli altri stati europei, rischiando di trascinare una situazione di arretratezza fino alla fase universitaria, per questo il Governo deve puntare su una formazione digitale dell’intero personale con lo sviluppo di linguaggi nuovi e di nuove competenze. Al contempo, le riforme dovranno puntare sull’abbattimento di tutte le differenze territoriali, economiche e sociali per dare piena esecuzione al diritto all’istruzione di cui tutti i giovani hanno diritto.

 

Il sapere deve essere posto al centro della trasformazione nazionale, partendo dagli istituti professionali per giungere all’orientamento degli alunni che deve iniziare dalla scuola media e non oltre. Come sostenuto da Bianchi in una conferenza tenuta a Palazzo Chigi, infatti, i giovani hanno bisogno di ricevere un idoneo orientamento nel passaggio dalla scuola media a quella superiore: solo in tal modo saranno in grado di scegliere il loro futuro senza margine di errore.

 

L'importanza dell'orientamento: dare fiducia alle nuove generazioni

 

Ciò che emerge da uno studio elaborato nell’ultimo decennio su un campione di circa mezzo milione di ragazzi dai 12 ai 15 anni, è una tendenza crescente degli adolescenti a scegliere inizialmente una scuola superiore, per poi cambiarla al secondo anno. Secondo gli esperti, si tratta di una dispersione di energie oltre che del rischio di non formare in modo idoneo gli studenti, che conseguono il diploma di scuola superiore senza sapere cosa fare successivamente. Dalla presa di coscienza della rilevanza dell’orientamento in una fase così delicata della crescita, nasce il progetto ministeriale di investire buona parte dei fondi per raggiungere tale obiettivo.

 

Non possiamo negare, infatti, che l’Italia si trova un passo indietro rispetto ad alcuni stati europei e oltreoceano che danno, invece, estrema importanza alla scuola intermedia, prevedendo l’immissione diretta nel mondo del lavoro al termine del percorso formativo degli istituti tecnici professionali. Basti pensare al sistema scolastico tedesco o a quello statunitense, che garantiscono lavoro ai giovani che scelgono questa tipologia di formazione, incentivando, invece, coloro che intendono continuare gli studi e che danno concreta dimostrazione di buona volontà.

 

Gli strumenti per direzionare i bandi: parità di genere e rispetto delle generazioni future

 

Quando il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha reso note le sue intenzioni di finanziare tali progetti scolastici, ha menzionato con orgoglio il Premio Nobel Giorgio Parisi, ricordando l’idea di quest’ultimo secondo cui la scuola di ogni ordine e grado insieme all’università rappresentano le architravi del lavoro. E per i giovani che decidono di emigrare all’estero, Draghi sostiene un principio sacro che è quello del diritto di ciascuno a cambiare Paese per poi ritornarvi nel futuro, nella certezza di portarvi la ricchezza culturale e professionale acquisita.

 

Il vero senso della libertà e del diritto all’istruzione e al lavoro è infatti quello di scegliere la formazione professionale più adatta alle proprie inclinazioni e aspirazioni, senza tener conto dei costi da sostenere per accedere alla scuola, sicuri dell’aiuto dello Stato. Solo in una società che offre pari opportunità è possibile recuperare quel gap generazionale che caratterizza il nostro Paese, riportando il giusto equilibrio di genere e generazionale.

 

Utilizzando misure premiali, Maria Cristina Messa, in qualità di ministra dell’Università e della Ricerca, ha ribadito la necessità di ricorrere alla filiera privata e pubblica nell’affidamento dei bandi. La scelta, secondo la ministra, dovrà avvenire tra giovani donne e uomini per i quali verranno utilizzate esclusivamente misure di tipo premiale per la scelta dei bandi, destinando il 40% delle risorse predisposte dal Governo al Mezzogiorno, oggi ancora in svantaggio. Basti pensare che il Governo ha previsto circa 60 progetti da finanziare, per i quali sono stati destinati 5 miliardi di euro da spendere entro dicembre di quest’anno e un altro miliardo entro i mesi successivi. Il 40% circa dei posti disponibili a bando verrà destinato alle ricercatrici, mettendo in chiaro che gli enti che parteciperanno a ciascun progetto dovranno avere un preciso programma per la parità dei sessi e un bilanciamento di genere. Si tratta di un monito chiaro sulle intenzioni di questo nuovo Governo: abbattimento delle differenze di genere e un’apertura del mondo del lavoro alle donne, ancora poco integrate.

 

Ogni progetto, sostiene la ministra Maria Cristina Messa, dovrà essere valutato in modo imparziale e terzo, considerando la loro fattibilità nel tempo: una garanzia fondamentale per raggiungere l’intera popolazione e cautelare le generazioni future.