Cellulari vietati a scuola: a che punto è la proposta di legge

NEWS - 12 ottobre 2021

Smartphone e tablet vietati fino ai 3 anni e con uso limitato in classe dai 4 ai 12 anni. Questo è il contenuto di una proposta di legge firmata da Rosalba De Giorgi, deputata del Gruppo Misto, e da alcuni esponenti politici come l’ex ministro dell’Istruzione Fioravanti. Cosa prevede esattamente questa legge? E a che punto si trova l’iter legislativo?

 

I pericoli delle ″generazioni connesse″

Si chiama nomofobia (NO Mobile Phone PhoBIA) ed è la paura di rimanere sconnessi dal web e dalla rete. Sarebbe questo il motivo per cui migliaia di bambini e adolescenti trascorrono la maggior parte del loro tempo con uno smartphone o un tablet in mano, dispositivi che possono nuocere gravemente alla loro salute. Gli studi in merito ai danni provocati da questi strumenti hanno evidenziato come l’attività cerebrale risulti alterata anche dopo soltanto tre minuti di utilizzo. Qualche tempo fa alcuni ricercatori spagnoli hanno condotto un esperimento su due adolescenti, un maschio e una femmina, di 11 e 13 anni. Grazie a uno scanner collegato a uno strumento in grado di misurare le onde cerebrali, gli studiosi hanno potuto notare come anche un breve utilizzo dei dispositivi elettronici sia in grado di modificare l’attività cerebrale fino a un’ora dal termine di utilizzo del dispositivo stesso. Secondo la deputata De Giorgi siamo arrivati a un paradosso che deve essere corretto al più presto. I bambini, anche piccoli, utilizzano alla perfezione questi strumenti ma non sanno compiere i gesti più elementari della vita quotidiana come allacciarsi le scarpe. E i genitori? Spesso, continua la donna, sono compiacenti. I bambini hanno in mano telefonini di ultima generazione con i quali interagiscono senza cognizione di causa, come se fosse un gioco. Occorre frenare questa situazione e intervenire con proposte in grado di tutelare la salute dei minori.

 

La proposta di legge

La proposta di legge consiste nell’introduzione di un nuovo articolo, il 328/bis, nel Testo Unico in materia di Istruzione. Le disposizioni prevedono la presenza di 8 articoli elaborati in base a due idee di fondo: vietare totalmente l’utilizzo di smartphone e tablet fino a 3 anni di vita e limitarne l’uso dai 4 anni in su. De Giorgi, che svolge da molto tempo il lavoro di insegnante e giornalista, ha chiarito che questa non è una demonizzazione della tecnologia. La recente pandemia e le necessità imposte dalla Dad hanno creato una situazione che rischia di sfuggire dalle mani. I bambini devono tornare a riappropriarsi di tempi, spazi e giochi più consoni e adatti al loro sviluppo. Vediamo nello specifico il contenuto degli 8 articoli inseriti nella proposta di legge:

  • Articolo 1: il disegno di legge si apre con una spiegazione dettagliata in merito alle sue finalità e agli obiettivi da raggiungere. La ratio è la tutela della crescita psico-fisica dei minori fino a 12 anni.
  • Articolo 2: contiene un chiarimento relativo alla definizione di dispositivo elettronico.
  • Articolo 3: la proposta di legge qui entra nel vivo della materia elencando i divieti di utilizzo in base alle fasce d’età.
  • Articolo 4: il divieto è esteso anche alle scuole primarie e secondarie di primo grado.
  • Articolo 5: il Governo si impegna a emanare apposite campagne di sensibilizzazione.
  • Articolo 6: questa è la sezione relativa all’obbligo di osservanza della legge.
  • Articolo 7: la mancata osservanza delle disposizioni contenute nella proposta comporta delle sanzioni pecuniarie.
  • Articolo 8: i deputati chiedono una copertura finanziaria di 50.000 euro a partire dal 2021.

 

I punti più importanti della proposta di legge: le limitazioni d’uso in base all’età

La proposta contiene una serie di limitazioni specifiche in base all’età del bambino:

  • da 0 a 3 anni: la legge impone il divieto assoluto di utilizzo dei dispositivi elettronici;
  • da 4 a 6 anni: il bambino, in questa fascia d’età, può iniziare a usare qualche device elettronico ma soltanto per un’ora al giorno;
  • da 6 a 8 anni: il limite di utilizzo sale a 3 ore giornaliere;
  • da 9 a 12 anni: i bambini possono far uso di smartphone e tablet per un tempo massimo di 4 ore al giorno. Il controllo da parte dei genitori ovviamente non deve mai mancare; i ragazzi non vanno lasciati da soli e l'utilizzo dei device deve essere effettuato sempre sotto la supervisione di un adulto.

 

Il concetto di dispositivo digitale

L’articolo 2 della proposta di legge contiene un'importante quanto utile definizione di dispositivo digitale, necessaria per sgombrare il campo da qualsiasi dubbio o incertezza. Secondo quanto riportato nel testo, per dispositivo digitale si intende qualsiasi apparecchiatura elettronica che funzioni tramite l’emissione di onde a radiofrequenza e che sia dotata di uno schermo tattile, ad alta risoluzione. Le funzioni di tali strumenti sono facilmente riconoscibili perché consentono non soltanto di effettuare telefonate ma anche di connettersi alla rete, riprodurre musica, video, fotografie e svolgere operazioni di calcolo.

 

Divieto assoluto in classe

La proposta di legge della De Giorgi tocca un tema ampiamente dibattuto, soprattutto tra gli insegnanti, ovvero l'utilizzo dei device elettronici in classe. I firmatari hanno ipotizzato un divieto assoluto per quanto riguarda le scuole primarie di primo e secondo grado e in tutti quei luoghi in cui si svolgono normalmente le attività didattiche. La norma andrebbe applicata con rigore anche agli educandati femminili presenti sul territorio nazionale e ai convitti. La discrezionalità d'uso è rimessa nelle mani delle singole istituzioni scolastiche che saranno chiamate a stabilire le modalità di impiego del cellulare in base a precise esigenze pedagogiche, didattiche o per esigenze inderogabili degli alunni. Il divieto non riguarda gli alunni disabili.

 

Le sanzioni

L’articolo 7 della proposta di legge avanzata dalla De Giorgi non lascia adito a dubbi. I genitori o coloro che ne fanno le veci saranno soggetti a sanzioni pecuniarie. Le multe previste vanno da 300 a 1.500 euro e saranno inflitte a tutti coloro che consentiranno ai propri figli minori di 12 anni di utilizzare qualsiasi presidio digitale e di navigare online "senza accompagnamento o presidio educativo". Le somme derivanti dal pagamento delle sanzioni previste verrebbero destinate al Fondo Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza per la realizzazione di una serie di interventi nazionali, regionali e locali per favorire:

  • la promozione di diritti dell’infanzia
  • la qualità della vita
  • lo sviluppo dei bambini e la loro realizzazione individuale
  • la socializzazione nell’infanzia e nell'adolescenza

 

Iter legislativo: a che punto è la proposta di legge?

La proposta di legge è stata presentata dai firmatari il 15 marzo 2021. Il 29 aprile è stata assegnata alla Commissione Trasporti della Camera in sede referente e dovrebbe arrivare a breve in Parlamento. Il testo in oggetto, durante questi mesi, non ha mancato di suscitare consensi ma anche numerose critiche. I favorevoli alla proposta di legge citano come esempio il modello francese che ha previsto già dal 2018 il divieto dell’utilizzo di cellulari e smartphone nell'ambiente scolastico e nelle ore di insegnamento. La proposta italiana, qualora fosse approvata, estenderebbe il divieto anche in altri ambiti basandosi sui dati allarmanti forniti nel 2019 dall'American Academy of Pediatrics e la Canadian Society of Pediatrics. I medici pediatri hanno evidenziato i danni procurati dai dispositivi elettronici già in tenera età: deficit e ritardi cognitivi, minore capacità di autoregolarsi, scarso apprendimento.

 

Le difficoltà pratiche

I detrattori del disegno di legge hanno sollevato parecchi dubbi in merito alla presenza di elementi e confini molto limitanti. Siamo davvero sicuri che l’introduzione di queste regole così stringenti sia effettivamente la strategia migliore per porre un freno all’utilizzo indiscriminato di cellulari e tablet? I problemi nell’attuazione delle disposizioni contenute nel Ddl riguardano anche le modalità attraverso le quali verificare l’osservanza dei limiti orari da parte dei ragazzi. Chi dovrebbe vigilare in modo continuo sul comportamento degli adolescenti tra le quattro mura domestiche? Forse la soluzione sarebbe spostare il focus dalla legge e dai divieti imposti alla creazione di specifiche campagne di educazione digitale, volte a creare una prevenzione attiva ma anche una coscienza individuale, senza limiti o costrizioni che potrebbero rivelarsi assolutamente inutili e impossibili da applicare nella vita di tutti i giorni.