Le soft skill: cosa sono, quali sono e perché è importante insegnarle già ai più piccoli

DIDATTICA INNOVATIVA - 09 febbraio 2022

In un mondo che va sempre più veloce è importante avere studenti già orientati al mondo del lavoro, quindi reattivi, in grado di sopportare la pressione, sufficientemente creativi e con un'ottima capacità di relazionarsi con gli altri. Se, fino a qualche tempo fa, avremmo pensato a tali caratteristiche come delle predisposizioni intrinseche di una persona, oggi, possiamo aiutare i ragazzi a sviluppare al meglio queste attitudini e avere successo nella vita. Ma c'è un nome ben preciso per catalogare questi tratti? Certamente, si chiamano soft skills e sono tutte quelle parole chiave che si concretizzano in qualità richieste nel curriculum vitae, documento fondamentale che apre le porte al mondo del lavoro. Se vi state chiedendo come identificare al meglio le cosiddette competenze trasversali e in che modo possono innestarsi nel programma didattico efficacemente, noi possiamo aiutarvi mostrandovi questo nuovo modo di intendere l'insegnamento, più smart e adatto alle esigenze del mercato professionale. Ecco tutto quello che c'è da sapere a riguardo.

 

Cosa sono le soft skills

Per comprendere precisamente cosa sono le soft skills è necessario partire dalle hard skills, cioè tutte quelle conoscenze di natura tecnica che si acquisiscono a scuola, utili per poter svolgere una certa mansione. Si tratta delle famose competenze di base di natura professionale, ad esempio, l’abilità nell’usare un certo software o la conoscenza di un sistema di produzione. Si tratta di tutti quei mezzi vengono forniti presso le scuole o in corsi professionalizzanti attraverso programmi didattici tradizionili. Insomma, è tutto ciò che è stato fatto finora. Le soft skills, invece, sono più complesse da identificare e una volta le avreste chiamate, semplicemente, attitudini intrinseche che ogni ragazzo sviluppa in base alle sole esperienze che compie nella vita. Quindi talento, capacità di problem solving, buona gestione dello stress, derivano da situazioni in cui ci si trova davanti e che vanno risolte. La scuola si deve inserire in questo contesto in modo da poter aiutare a tirare fuori il meglio dai ragazzi e fornire al mondo del lavoro, in futuro, personale sempre più adatto e adattabile alle esigenze aziendali.

 

Come identificare le soft skills

Le soft skills sono classificabili in categorie e a farlo ci ha pensato la Commissione Europea a seguito di una ricerca relativa al mercato professionale. Quindi ecco come riconoscerle.

  • Soft skills di efficacia personale: resistenza allo stress, flessibilità, autostima, stress control, creatività e apprendimento continuo;
  • Soft Skills di servizio e relazionali: orientamento al cliente, comunicazione con l’esterno, cooperazione e capacità di mantenere rapporti con terzi;
  • Skills di influenza e impatto: tendenza alla persuasione, organizzazione consapevole, mantenimento della leadership e coaching;
  • Skills per la realizzazione: ordine e qualità, iniziativa, approccio costruttivo, orientamento al risultato, organizzazione e pianificazione delle attività, autonomia nel lavoro e problem solving;
  • Skills cognitive: capacità di astrazione e analisi.

Si tratta di caratteristiche che, molto spesso, pratichiamo nella vita di tutti i giorni ma non riusciamo a riconoscerle come possibili marce in più per sfondare nella vita professionale.

 

Come si inseriscono le soft skills a scuola

Le soft skills, come abbiamo già anticipato, non sono solo capacità intrinseche, ma è possibile svilupparle e renderle delle carte spendibili nel lavoro. La scuola, a questo punto, ha un compito fondamentale a cui assolvere: dotare ogni ragazzo di tali competenze per permettergli una vita lavorativa soddisfacente. A incentivare l’integrazione di metodi di insegnamento sempre più centrati su tale obiettivo è sempre l’Unione Europea che ha sottolineato la centralità degli enti formativi di ogni ordine e grado. Ad esempio, è troppo tardi parlare di soft skills all’università perché l’individuo è già plasmato, quindi occorre fare prima e iniziare dalla scuola per l’infanzia. In Italia, dal 2012, si sono compiuti dei veri e propri esperimenti a riguardo e i risultati raggiunti catalogati come soddisfacenti. È stato dimostrato che le competenze sviluppate in ogni singola disciplina risultano trasversali, rappresentando una condizione valida per realizzarsi dal punto di vista personale e avere un ruolo attivo nella società, quindi orientando la propria visione verso il bene comune e la buona convivenza. Con il passare degli anni anche le prove INVALSI hanno incluso quesiti circa le soft skills, pertanto annulamente ci si è trovati a risolvere quesiti che evidenziano le abilità organizzative dei ragazzi, la motivazione sia intrinseca sia estrinseca, le attribuzioni causali relative al successo o meno, senza tralasciare le strategie metacognitive e cognitive. A cambiare sono anche i metodi di valutazione nell'ambito scolastico, quindi gli elementi che contribuiscono alla valutazione delle soft skills riguardano le osservazioni sistematiche, le autobiografie cognitive e i compiti relativi alla realtà.

 

Come cambia la programmazione didattica?

Sicuramente il tempo a scuola non è mai sufficiente e per questo motivo bisogna inserire le soft skills in maniera intelligente nel programma. A dare delle direttive è la Raccomandazione del Consiglio dell'Unione Europea di maggio 2018 in cui si richiede di assicurare il diritto all'istruzione ma di fare una sorta di upgrade, inserendo nuovi metodi che permettano lo sviluppo a 360 gradi dello studente. Per avere successo è necessario partire sin dall'infanzia, pertanto già dalla scuola primaria bisogna sollecitare i bambini allo sviluppo delle capacità trasversali, però attraverso attività ludico-creative. In questo caso ogni componente della classe si troverà in situazioni realistiche da risolvere come dei veri e propri problemi. In base alle risposte fornite sarà possibile sviluppare un nuovo modo di vedere le cose e di pensare. Ovviamente è necessario continuare a coltivare tale metodologia commisurandola all'età dei ragazzi. Un grande risultato sarebbe arrivare alla famosa alternanza scuola lavoro con delle soft skills completamente sviluppate, però se si inizia da qui il lavoro cresce e c'è bisogno del supporto di professionisti ed enti professionalizzanti. Quindi è essenziale creare dei veri e propri ponti tra ciò che la scuola insegna e quello che il mondo reale desidera dai futuri lavoratori, cioè tra la teoria e la pratica. È essenziale, per avere successo, cercare di strutturare il sistema formativo in maniera responsabile e monitorando, nel corso del tempo, i progressi dei ragazzi.

 

I benefici delle soft skills

Acquisire un nuovo modo di pensare e di agire, sin dal periodo scolastico, aiuta i ragazzi a vivere meglio nella società, a comprendere il multiculturalismo e a rispettarlo, insegna a saper comunicare le emozioni in maniera chiara e ordinata ma, soprattutto, rispettare le scelte altrui senza sopraffarle. Le soft skills contribuiscono alla maturazione personale di ogni soggetto, soprattutto nei più giovani, creano lavoratori consapevoli e in grado di dare quel valore in più alla propria attività che, ovviamente, è ciò che si cerca di fare attraverso supporti di ogni genere. A voi insegnanti non resta che aggiornarvi su come sviluppare al meglio tutte queste capacità trasversali dei ragazzi e per farlo è bene, anche solo per un po', smettere di pensare in maniera convenzionale e di affidarvi alla concretezza. Insegnate agli alunni a essere persone consapevoli attraverso quesiti che non esulino dalla realtà e dategli modo di pensare in maniera diversa senza mai mortificarli. I risultati saranno davvero sorprendenti.