Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza: storie di scienziate

OCCHIO ALLE ISTITUZIONI - 11 febbraio 2022

L’11 febbraio si celebra la giornata dedicata alle donne nel mondo della scienza, una data introdotta nel 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’obiettivo di abbattere i pregiudizi e gli stereotipi che impediscono alle donna di avanzare nella loro carriera, soprattutto nel campo scientifico.

 

Per avere un’idea del fenomeno, basti considerare che secondo il "Rapporto Scientifico dell’Unesco", negli ultimi anni le donne laureate in ingegneria rappresentano solo il 28% del totale, con una media del 40% per quanto riguarda la laurea in informatica e ingegneria, considerate ancora oggi discipline adatte maggiormente al sesso maschile. Ed è proprio in considerazione di tali valutazioni, che nel prossimo rapporto Unesco vi sarà un capitolo che tratta delle differenze di genere, intitolato "Per essere intelligenti, l’inclusione dovrà essere inclusiva" voluto fortemente da Audrey Azoulay, Direttore Generale UNESCO. La stessa Azoulay invita a prendere in considerazione i dati attuali su base internazionale elaborati dall’OCSE, secondo cui "le donne laureate in ingegneria ammontano al 23,3% in Australia con il 20,1% in Svizzera e il 26,1% in Francia, mentre in Giappone solo il 14% rispetto agli uomini contro il 20,1% in Corea e il 16,1% in Svizzera e il 20,4% negli USA: una media che spaventa e apre gli occhi su un fenomeno che non appartiene al passato ma che sembra essere stabile nonostante i passi in avanti nella società. Con grande meraviglia, l’OCSE registra una percentuale maggiore in alcuni Stati arabi come il Marocco, dove si registra una media del 42,2% e l’Algeria con il 48,5%, il 43,2% nell’Oman e il 44,2% in Tunisia con una percentuale che sfiora il 46% in Uruguay e a Cuba, leggermente superiore". Dati che non confortano, soprattutto se si considera il valore del lavoro femminile in tutti gli ambienti professionali. Secondo il World Economic Forum, che tratta argomenti centrali come il Global Gender Gap, molte donne che si sono distinte per la fondazione di start-up innovative incontrano difficoltà a ottenere finanziamenti e nelle società tecnologiche stentano a raggiungere livelli dirigenziali. Nella mondo della ricerca scientifica, inoltre, si stima che le donne hanno carriere meno pagate, più brevi e spesso senza promozioni, nonostante rappresentino più del 30% dei ricercatori, con un accesso presso le accademie scientifiche del 12%. Si tratta di una disuguaglianza persistente che lede il "principio di equità nel lavoro", nel reclutamento, promozione, valutazione e retribuzione, sancita dall’art. 24 della Raccomandazione UNESCO nell’ambito dei ricercatori scientifici.

 

Una risposta a questa condizione di disparità è data dal database Request a Woman Scientist che nasce grazie a 500 donne scienziate che hanno creato un bacino multidisciplinare di scienziate disponibili al confronto e alla collaborazione con altre donne. Ma non solo, da 23 anni è stato introdotto il progetto L’Oréal UNESCO For Women in Science per premiare le eccellenze abbattendo gli stereotipi sulle donne che lavorano nel mondo della scienza. Nel 2019, il progetto ha incluso nelle borse di studio e nei premi anche quello per l’informatica e la matematica, dando maggiore visibilità alle figure femminili che rappresentano la quarta rivoluzione industriale che stiamo vivendo. Grazie a tali iniziative la situazione sembra cambiare in modo progressivo per le donne e gli studi di settore mostrano una lenta ma crescente fiducia degli imprenditori verso la forza lavoro femminile.

 

 

Donne e ragazze nella scienza: l’11 febbraio per superare le differenze di genere

La questione che ruota intorno alla discriminazione delle donne nel mondo della scienza riguarda la scuola molto più di quello che si possa immaginare. Secondo uno studio condotto da Save The Children, infatti, le alunne della scuola primaria raggiungono risultati inferiori rispetto ai maschietti alla fine del percorso scolastico, mantenendo una media di circa 4,5 punti in meno, con uno svantaggio che raggiunge i 6 punti al biennio delle scuole superiori e quasi 10 al termine del quinquennio. Una media che corrisponde anche alle rispettive aspirazioni: i maschietti, infatti, tendono a prediligere professioni di natura scientifica come il settore dell’ingegneria, ancora poco ambite dalle donne. Differenze di questo tipo vanno analizzate dal punto di vista sociologico e culturale, subiscono lievi oscillazioni da un continente all’altro e sono molto più radicate di quello che si pensa comunemente. Proprio per questo è necessario un cambio radicale di mentalità che deve avere inizio dalla scuola elementare fino alla fase dell’orientamento, quando il giovane decide che tipo di studi universitari intraprendere. Solo con l’aiuto di voi docenti è possibile un’inversione di rotta, per ampliare la presenza femminile nelle aree cosiddette STEM (come quella di Scienza, Ingegneria, Tecnologia e Matematica) implementando le possibilità di occupazione come ricercatrice, professoresse ordinarie e rettori di sesso femminile.

 

Così la Direttrice Generale di "Save the Children", Daniela Fatarella, invita le scuola a parlare delle grandi donne di scienza che le generazioni passate e quelle moderne hanno conosciuto, colonne portanti del gentil sesso che hanno dimostrato grinta, intelligenza, intuito e grande forza di volontà. Un esempio che deve essere portato alla ribalta oggi più che mai, per sdoganare un modello femminile sottomesso, in ombra e con ruoli secondari rispetto agli uomini. Una battaglia che va combattuta con le armi della cultura e della diffusione, soprattutto in un tempo come questo in cui la pandemia ha assopito le coscienze aumentando il senso di vuoto e di vulnerabilità, senza trascurare il peggioramento dell’aspetto economico, che limita le possibilità di studio e autorealizzazione.

 

 

Ecco alcune storie di scienziate in grado di ispirare le studentesse di tutto il mondo

Con l’istituzione della giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scenza fissata l’11 febbraio di ogni anno è impossibile dimenticare alcune figure emblematiche che sono state in grado di cambiare il mondo e la scienza. In molti casi si parla di donne che hanno fatto della scienza la loro ragione di vita, a cui si devono grandi scoperte o che sono riuscite a raggiungere una posizione sociale pari a quella dei loro colleghi. Ricordiamo insieme alcune storie da riproporre ai nostri ragazzi a scuola, facendo memoria dell’intelligenza e della grandezza di queste donne.

 

MARIE CURIE

Quando si parla di scienza al femminile, salta subito alla mente Marie Curie: premio Nobel per ben due volte e prima donna insegnante alla Sorbona. Scienziata di successo a cui si deve la scoperta del polonio e del radio e molti studi in materia di radioattività eseguiti insieme a suo marito Pierre Curie: due vite spese per la scienza a servizio dell’umanità.

 

ROSALINDA FRANKLIN

Un’altra grande da ricordare è Rosalinda Franklin, cristallografa a raggi X e chimica che ha svolto un ruolo fondamentale per la comprensione della molecola RNA, SNA, grafite, virus e carbone, coadiuvando la ricerca in moltissime attività. 3.

 

RITA LEVI MONTALCINI

Grazie all’italianissima Rita Levi Montalcini, sono stati eseguiti molti studi sul cervello umano, identificando il fattore che permette l’accrescimento della fibra nervosa (NGF), conquistandole il premio Nobel per la medicina. Basti pensare che è stata la prima donna a cui fu concesso di entrare nella Pontificia accademia di scienze.

 

LISE MEITNER

Rivoluzionaria e ferma nei suoi principi, Lise Meitner riusciva a elaborare complesse teorie mettendole al servizio dell’umanità, fu infatti in grado di utilizzare alcune ricerche di Einstein per i suoi studi sull’energia liberata in fase di fissione, gettando le basi alla questione nucleare. Nonostante i progressi che le si devono e i riconoscimenti che poteva avere, ella rifiutò di entrare nel team di ricerche organizzato per creare armi atomiche, lasciando ai suoi colleghi le possibilità di successo che spettavano a lei grazie a i suoi studi. E infatti Otto Hahn, sfruttando le sue ricerche, riuscì a vincere il Nobel nell’anno 1945 senza alcuna menzione dell’emerita collega.

 

MARIA MONTESSORI

Cosa dire di Maria Montessori? Neuropsichiatra infantile, educatrice, filosofa, pedagogista e scienziata italiana che ci ha reso orgogliosi per i suoi studi e le teorie elaborate. Creatrice dell’omonimo metodo, è conosciuta in tutto il mondo per le sue teorie sulla crescita dei bambini secondo cui essi devono essere liberi di agire e muoversi nello spazio liberamente per poterlo conoscere e controllare. Prima in molti campi, fu anche una delle poche donne dell’epoca a iscriversi alla facoltà di medicina.

 

MARGHERITA HACK

Margherita Hack è una delle scienziate che forse gli studenti conoscono maggiormente, grande astrofisica e filosofa, ha elaborato diverse teorie sugli spettri stellari partecipando ai team work della NASA e dell’ETA fino a dare visibilità mondiale al lavoro degli italiani nel settore satellitari.

La lista sarebbe ancora molto lunga, per non dimenticare donne e ragazze di scienza del calibro di Fabiola Gianotti, direttrice del CERN di Ginevra, l’austro-americana Hedy Lamarr, ingegnere nucleare e anti-nazista dedicatasi poi al cinema e la matematica inglese Ada Lovelace che ha elaborato e diffuso l’algoritmo per dare vita ai numeri di Bernoulli fino a Dorothy Hodgkin, i cui studi sono stati decisivi per la scoperta delle biomolecole come il coleserolo, la vitamina B12, la penicillina, l’insulina e il virus del mosaico del tabacco. Donne che hanno fatto la storia della scienza, che non hanno temuto le disuguaglianze di genere e che hanno combattuto senza tregua facendo scelte importanti nella loro vita e carriera. Donne da cui tutti dobbiamo prendere esempio per continuare a studiare con coraggio e passione.