Playful learning: l'importanza del gioco e del divertimento nell'apprendimento

09 agosto 2022 5 minuti
DIDATTICA INNOVATIVA

Nel processo di apprendimento il gioco svolge un ruolo fondamentale perché consente al bambino di esprimere liberamente la propria identità e sviluppare, al contempo, anche le conoscenze più complesse. Non sono poche le ricerche che dimostrano questa dinamica, tanto da essere oggetto di studi e analisi in molti Paesi del mondo. Il problema del Playful Lerning viene in rilievo soprattutto tra le fasce d’età più giovani e cioè tra i bambini della scuola dell’infanzia e della primaria di primo grado, dove il gioco svolge una funzione primaria per l’apprendimento. Un metodo didattico che pone al centro il gioco diventa un’importante spinta per il bambino a ritornare ogni giorno con entusiasmo e senza sentirsi annoiato. Si tratta di un modo di concepire la scuola che si pone probabilmente in contrasto con la mentalità comune che vede la scuola come un luogo nel quale gli alunni sono impegnati in modo costante nelle esercitazioni e nello studio in modalità "classica", per molte ore e sempre nella stessa posizione, e cioè seduti nel proprio banco senza parlare o potersi muovere. 

 

Gioco come strumento per esprimere se stessi: il Playful Learning

Partendo dall’assunto secondo il quale il gioco rappresenta, nella vita dei bambini, lo strumento principe per sviluppare le proprie conoscenze ed esprimere liberamente la propria identità, è possibile creare un ponte tra le attività ludiche e quelle didattiche, per ottenere un modo di fare scuola finalmente accattivante per i più piccoli, divertente e mai noioso. Molti sociologi hanno dimostrato che l’apprendimento giocoso svolge una funzione fondamentale per lo sviluppo delle abilità cognitive, relazionali e creative. Non si tratta di una perdita di tempo o di attività spezza-noia tra un’ora e l’altra di lezione, ma di un vero e proprio strumento didattico che permette all’alunno di acquisire nozioni in modo "apparentemente spontaneo". Potremmo paragonare il bambino che pratica il Playful Learning all’adulto che svolge il suo lavoro con passione e divertimento, senza sentirne il peso e che dunque si reca in ufficio con piacere. Se l’esempio è stato d’aiuto possiamo affermare, senza timore di sbagliare, che la scuola che pone il gioco al centro è la scuola migliore per i bambini, perché li attira finalmente a sé, appassionandoli giorno dopo giorno.

Attenzione però a pensare che l’apprendimento giocoso significhi anarchia in classe e libertà di fare ciò che si vuole. Non è prioprio così: questo tipo di didattica richiede conoscenza approfondita da parte del docente e un programma specifico che miri a proporre determinati giochi, dinamiche di coppia o di gruppo che favoriscano le capacità di ciascun alunno, valorizzando proprio la dimensione ludica: una scuola che pone al centro il bambino diventando veramente accogliente. Per dare concretezza alla teoria dell’apprendimento giocoso è necessario mettere in stretta relazione il gioco che si propone con gli obiettivi che si intendono raggiungere nell’immediato. Questo significa che gioco sì, ma guidato dal docente, affinché si possa trarre il massimo beneficio mentre lo si pratica.

Il Playful Learning si basa, infatti, sull’apprendere qui e ora con risultati immediati, ma per farlo occorre preparare il campo per lezioni ricche di stimoli con esperienze da vivere insieme agli altri e occasioni accattivanti che li spingano a mettersi alla prova e ad assumersi la responsabilità di ciò che compiono sia verso se stessi che verso gli altri. Solo una scuola cooperante e pronta a mettersi in discussione con metodi nuovi e coinvolgenti può davvero essere vincente e offrire ai giovani un’opportunità per la loro vita. I docenti più attenti si staranno chiedendo se in Italia, foriera di novità, sia mai stato proposto un metodo didattico di questo tipo e che esito abbia dato. Storicamente questa esperienza è stata collaudata solo in alcuni istituti avanguardisti da parte di insegnanti che sono stati lasciati soli dalle istituzioni, non convinte dei risultati che avrebbe potuto dare questo metodo e che pertanto non hanno avuto seguito. Si tratta di docenti convinti dell’importanza di un approccio cooperativo e attivo dell’istruzione che ponevano al centro la vera didattica operativa, in grado di dare vita a una scuola bambino-centrica al 100%.

 

Quali sono i cardini su cui si fonda il Playful Learning

Come ogni metodo didattico ben strutturato e focalizzato su specifici obiettivi, anche l’apprendimento giocoso necessita di solide basi su cui poggiare per poter sortire i suoi risultati. I punti principali sono sei e richiedono la partecipazione attiva del corpo docente, dell’alunno e ovviamente della scuola, che deve fornire spazi e strutture adeguate per poterli realizzare:

  • Motivare il gruppo classe - La motivazione è la spinta principale nell’apprendimento giocoso perché è ciò che incita i bambini ad accettare la sfida, a credere in se stessi e ad appassionarsi alle attività proposte. Creare una motivazione significa organizzare un ambiente accogliente con attività stimolanti, rispettose delle esigenze di quella specifica fascia d’età e proiettata a soddisfare i bisogni dell’alunno. In questo modo la classe si sente pronta a conquistare quelle competenze che sono solo apparentemente pratico-strumentali perché nascondono informazioni morali, culturali e didattiche.
  • Focalizzarsi sull’individualità - Per ottenere i risultati sperati occorre partire dal bambino inteso come "unicità" con i suoi sentimenti, il suo mondo interiore, il suo equilibrio psico-fisico, le potenzialità e i limiti, le sue conoscenze pregresse e gli obiettivi specifici che si intendono raggiungere, aiutandolo ad acquisire importanti skill come il problem solving, la capacità di collaborare, di stare con gli altri senza voler prevalere ma trovando lì la propria giusta collocazione.
  • Coordinare ogni attività - Il compito più difficile del docente che sceglie di applicare il Playful Learning è probabilmente il coordinamento del progetto. Questo significa far collimare la location, che deve essere adeguata al tipo di attività, il lavoro da svolgere, che deve seguire specifici canoni, e l’interesse della classe. Un lavoro complesso che richiede programmazione per attribuire i compiti a ciascun alunno, dare scadenze per la consegna e spiegare bene il tipo di lavoro da realizzare, creando anche aspettative che stimolino a fare sempre meglio.
  • Creare socializzazione - La didattica giocosa parte dall’individuo per perfezionarsi nel gruppo, vero punto di incontro di ogni essere umano. Una didattica che si ferma al singolo non spinge alla crescita e alla formazione giacché il vero punto di forza è quello di dare vita a un membro consapevole, attivo e responsabile della società. In questa direzione, la classe come piccolo gruppo sociale diventa una sorta di palestra per allenarsi ogni giorno a entrare nella vera società, dove ci aspetta di trovare uomini e donne appassionati, responsabili delle proprie azioni e capaci di affrontare anche le situazioni più critiche.
  • Partire da azioni concrete - La differenza tra la didattica classica e quella giocosa è che quest’ultima intende partire da azioni concrete, manuali e di natura pratica a differenza del metodo classico che insegna nozioni e teorie per culminare nella pratica. Per questo le attività da proporre devono partire da azioni concrete che si svolgono nella vita dell’individuo e che riportano a insegnamenti teorici su cui l’alunno dovrà lavorare e fare propri.
  • Essere operativi - Il cuore del Playful Learning è quello di conquistare un valore esercitandolo e attuandolo attraverso il gioco per renderlo veramente operativo.

 

Playful Learning verso nuovi orizzonti: imparare giocando attraverso il digitale

Secondo un gruppo di studiosi inglesi, un’alternativa al Playful Learning, come lo abbiamo esposto in precedenza, è la traslazione di questo strumento didattico dalla scuola al mondo digitale. Se infatti la didattica attraverso il gioco è in grado di stimolare il bambino, sviluppando diverse capacità cognitive, secondo i pedagogisti britannici è possibile introdurre le medesime caratteristiche di questo metodo nel gaming, ottenendo validi risultati. Tanto è emerso da una ricerca pubblicata da Digital Futures Commission, un’organizzazione inglese che si occupa di ricerca e sviluppo, che nel novembre 2021 ha completato uno studio chiamato Playful by Design con l’obiettivo di analizzare il modo con cui i bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni interagiscano nel mondo virtuale, osservandone i limiti, i benefici e i rischi. Più specificamente, la ricerca mira a capire cosa i bambini amano particolarmente dell’apprendimento giocoso, offrendo agli sviluppatori importanti suggerimenti evidence-based (basati sui dati) per dare vita a servizi digitali e prodotti efficienti, interessanti e capaci di trasformarli nei veri protagonisti del gioco. Non semplici spettatori, dunque, ma soggetti attivi e partecipi alle dinamiche dello spazio digitale. Secondo gli esperti, infatti, è importante che l’apprendimento giocoso venga incentivato nel digitale, consentendo a bambini e adolescenti di usufruire di prodotti che mirano alla socializzazione, all’apprendimento e ovviamente al gioco.