Peer education: i vantaggi dell'educazione tra pari a scuola

27 ottobre 2022 5 minuti
DIDATTICA INNOVATIVA

Peer education o peer learning: il nuovo modo di trasmettere la conoscenza non è più frontale ma avviene con uno scambio tra pari della stessa classe.
L'educazione alla pari arriva dagli Stati Uniti d’America dove ha riscosso grande successo e sta lentamente dilagando anche in Europa, in cui trova terreno fertile nella scuola primaria sia di primo grado che di secondo grado.
Si tratta del nuovo traguardo raggiunto dalla didattica che pone lo studente al centro della lezione e non in posizione marginale, trasformandolo così da soggetto passivo a educatore attivo dei suoi pari.

In realtà la peer education non è così recente come si può pensare, nasce infatti negli anni ’70 negli USA, dove si inserisce in progetti infra annuali raggiungendo molti degli obiettivi prefissati dai pedagogisti che l'hanno progettata: potenziamento delle abilità del singolo alunno, crescita dell’autostima, prevenzione di comportamenti negativi dal punto di vista sociale come bullismo e cyberbullismo e aumento dell’attenzione.

Vedremo in seguito, infatti, che questo strumento didattico agisce attraverso sistemi di influenza emozionale e sociale e crea momenti di unione, condivisione e apertura all’interno della classe. Non possiamo negare che il modello scolastico europeo si fondi su un sistema rigorosamente verticale costituito dal docente e da un numero svariato di discenti, mentre le attitudini social e la digital transformation si avvalgono oggi di rapporti di tipo orizzontale "one to one". La realtà moderna, intesa come quotidianità e socialità anche virtuale, non propende in modo univoco né in una direzione né in un’altra perché si compone di esperienze variegate dove il singolo può essere il discente o l’insegnante a seconda delle situazioni.

Ecco, l’insegnamento alla pari vuole prendere spunto dalla realtà, inserendo nella lezione dinamiche di circolarità e collaborazione dove l’insegnante si trasforma da auctoritas a una sorta di tutor che aiuta l’alunno nel suo percorso di crescita e gli facilita l’apprendimento. In questa luce, i contenuti didattici non arrivano dall’alto della cattedra ma vengono estrapolati dal gruppo stesso e per questo appaiono semplificati, fruibili e accessibili.

 

Il principio di similarità: conoscenza tra pari grado

Il principio cardine su cui si basa il peer learning è quello di trasmettere la conoscenza tra soggetti di pari grado: simili tra loro per status, per età e per problematiche psicologiche e familiari. Queste caratteristiche rendono la lezione più semplice per chi ascolta perchè gli interlocutori sono degni di rispetto, affidabili e credibili perché non sono in posizione di preminenza o supremazia, ma di parità rispetto al resto della classe.

Per questa ragione è possibile anche uno scambio di esperienze e idee tra i ragazzi, oltre che di condivisione delle difficoltà durante il percorso. Bisogna considerare che i peer di cui parliamo, spesso, sono adolescenti che vivono un periodo di forte ribellione nei confronti degli adulti, genitori e docenti, che vengono spesso assimilati come figure e possono quindi trarre un grande vantaggio dal confronto con i propri coetanei.

Sono benefici che hanno ad oggetto non solo la conoscenza, ma anche la risoluzione di problematiche connesse ai rapporti di amicizia, alla solidarietà e all’unione del gruppo. In via esemplificativa, potremmo dire che si realizza un insegnamento alla pari ogni volta che uno studente chiede al proprio compagno di classe di spiegare il teorema di matematica che il prof ha descritto bene nell’ultima lezione ma che continua a non essere chiaro.

Si tratta di un metodo semplice, efficace e risolutivo che permette agli studenti di chiarire argomenti anche molto complessi.

 

Il compito dell’adulto nella Peer Education

La peer education può portare tanti benefici non solo alla classe ma anche al docente, che in questo modo è in grado di sviluppare una didattica realmente personalizzata, nella quale l’adulto diventa osservatore e non soggetto attivo nella trasmissione della conoscenza.

Spesso, infatti, la difficoltà dell’insegnante è proprio quella di non avere tempo sufficiente per conoscere il singolo alunno, le sue difficoltà e potenzialità e dunque anche il tempo di sviluppare metodologie utili per implementare quelle specifiche abilità.

Quando, invece, si affida la lezione (o parte) nelle mani di un ragazzo, questi ha la possibilità di esprimersi, di far valere se stesso e di mostrare, inevitabilmente, le carenze che si porta dietro.
L’insegnante attento può fare tesoro di questo momento per elaborare strategie mirate a implementare le abilità e a far superare gli ostacoli sia di natura caratteriale che didattica.
Bisogna sottolineare che il docente non scompare ma, anzi, ha il compito di intervenire con la sua professionalità per supportare i bisogni specifici, le difficoltà di apprendimento e i disagi: egli assume il ruolo di strumento compensativo che aiuta, sostiene e bilancia le carenze dei suoi alunni.

Come sosteneva Maria Montessori: "Il più grande segno di successo per un insegnante… è poter dire: i bambini stanno lavorando come se io non esistessi."
Non è un caso che la stessa Montessori, capostipite di un metodo didattico innovativo e incentrato sull’alunno, utilizzava la peer education già all’inizio del 1900, quando l’insegnamento frontale era considerato ancora un dogma insuperabile e le classi erano molto numerose.
Utilizzando questo metodo, aveva notato che gli studenti sono in grado di lavorare molto bene anche soli, purché sostenuti da materiali e argomenti ad hoc e all’interno di un ambiente sereno ma competente. In questa luce, la peer education diventa uno strumento fondamentale per scoprire le difficoltà di apprendimento del singolo e per stimolare una sana competizione all’interno del gruppo, assecondando la loro curiosità e la voglia di mettersi in gioco senza perdere di vista l’obiettivo principale, che è quello di veicolare la conoscenza.

 

Come organizzare un gruppo di lavoro peer: eterogeneità tra i discenti

Una volta elaborato il materiale didattico, scelto il tema e lo spazio temporale da dedicare a tale attività, è il momento di organizzare il gruppo di lavoro peer. Si tratta della parte più impegnativa per l’insegnante che dovrà scegliere studenti dalle abilità più variegate in grado di darsi aiuto e sostegno nella preparazione della lezione.

Saranno banditi, dunque, gruppi omogenei formati da bambini o adolescenti con le medesime competenze, capacità e attitudini perché non ci sarebbe crescita, prediligendo al contrario alunni dalle abilità differenti che si incastrano l'uno all'altro come un puzzle. Il docente, pertanto, deve modellare il team di peer in modo oculato e strategico, per favorire la crescita sia in fase di preparazione che di esposizione.

Per questa ragione che nel modello americano si parla sia di learning by doing, cioè di acquisizione di conoscenza nella fase del lavoro, sia di learning by thinking e dunque di crescita nel percorso di costruzione dell’esposizione al resto della classe.

 

I vantaggi dell’educazione alla pari: ecco come favorirne lo sviluppo

Come anticipato nei paragrafi precedenti, la peer education presenta diversi vantaggi per i singoli alunni, per l’intero gruppo classe, ma anche per i docenti stessi.
In primo luogo, questo sistema migliora l’autostima dei ragazzi che si sentono messi alla prova su un terreno che conoscono bene e sul quale hanno il tempo di prepararsi e acquisire competenze.
Questo significa anche un miglioramento delle capacità di comunicare e relazionarsi, dal momento che tra coetanei ci si sente a proprio agio, non si pensa al giudizio dell’insegnante o al voto ma a esporre il concetto in modo chiaro per gli ascoltatori. In questa luce, la peer education migliora e favorisce anche la cooperazione, la fiducia e il rispetto reciproco.

Per tale motivo viene considerato un ottimo deterrente contro forme di bullismo ed emarginazione. Un altro aspetto da considerare è quello del dialogo su argomenti ostici da trattare con gli adulti come l’amore, l’amicizia, la diversità e la sessualità.

Si tratta, dunque, di un metodo valido, la cui efficacia è stata avvalorata anche da diverse ricerche neuroscientifiche che hanno evidenziato l’acquisizione di skill importanti per il mondo del lavoro e della vita personale.

In via del tutto schematica possiamo dire che questo metodo:

  • attiva sistemi di collaborazione e fiducia
  • implementa l’apprendimento
  • accresce l’autostima degli studenti
  • sviluppa le abilità comunicative e relazionali.