Il lavoro trasformativo dell'insegnante attraverso la ricerca UNESCO Re-immaginare i nostri futuri insieme: un nuovo contratto sociale per l’educazione

14 febbraio 2024 5 minuti
DIDATTICA INNOVATIVA

La professione dell’insegnante si costruisce intorno a continue trasformazioni ed emergenze, lavorando sia su un piano interiore sia esteriore del discente. Da un lato, infatti, l’insegnante si muove sull’area dei bisogni formativi agendo sulle esigenze relazionali, cognitive ed emozionali del gruppo; dall’altro, invece, si sforza di dare regole, impartendo un sapere teorico necessario per la formazione. Questo significa che l’insegnante che opera nella scuola moderna non è chiamato a trasmettere esclusivamente il sapere in senso tecnico ma a creare cultura, introducendo il giovane a un pensiero critico e autonomo. Per questo una formazione generica per i docenti non è sufficiente, occorrendo piuttosto un percorso che permetta di acquisire le competenze necessarie per far fronte alle continue difficoltà ed emergenze che si presentano, senza improvvisare.

 

Così l’UNESCO ha elaborato un interessante studio per mettere in luce le criticità del sistema scolastico e le urgenze che più colpiscono le nuove generazioni, proponendo un nuovo contratto sociale per l’educazione. Un assetto innovativo che consenta agli insegnanti di mettere al centro la propria professione in modo re-immaginato, rendendola uno sforzo collaborativo che incentiva le nuove conoscenze, al fine di creare un cambiamento sociale ed educativo.

 

In quest’ottica, i docenti hanno un compito unico da portare avanti per costruire il nuovo contratto sociale per l’educazione e per realizzarlo, è necessario concepire l’insegnamento come un lavoro di squadra che coinvolge e soddisfa le capacità ed esigenze di ogni studente, considerando che ogni persona è unica e possiede caratteristiche e attitudini diverse. È per questa ragione che il lavoro del docente non può essere considerato come qualcosa di statico ma piuttosto una professione in continuo divenire, una sorta di viaggio culturale itinerante che si differenzia in base al tipo di utenza con cui lavora. Di contro, l’insegnante non può essere lasciato solo ma è necessario sostenerne lo sviluppo, l’autonomia e la collaborazione come espressione del principio di solidarietà pubblica. Solo così possiamo parlare di professione collaborativa che si sviluppa mediante un lavoro in team che vede coinvolte diverse figure professionali e soprattutto il corpo dei docenti, non più isole, insomma, ma parti di una sola squadra. Quando l’insegnante viene visto sotto questo aspetto, è in grado di trasformare l’ambiente in cui opera e quegli spazi futuri nei quali i suoi studenti interagiranno: la politica, gli ambienti educativi, la ricerca e qualsiasi lavoro a cui dedicheranno la loro vita.

 

 

RE-IMMAGINARE I NOSTRI FUTURI INSIEME: Un nuovo contratto sociale per l’educazione

Nel capitolo 5 della ricerca UNESCO viene fatta un’analisi della figura dell’insegnante sotto diversi punti di vista. L’idea comune è che essi vengono considerati in modo diverso in base alla prospettiva culturale di partenza: possono essere, ad esempio, professionisti e artisti, intellettuali pubblici e funzionari insieme, artefici del cambiamento e leader, detentori della fiducia nel futuro e autorità morale. Non dimentichiamo che nell’antichità i più grandi intellettuali, scienziati, giuristi e pedagogisti erano innanzitutto insegnanti, e proprio attraverso questa professione sono riusciti a tramandare le loro idee.

 

Possiamo dire che gli insegnanti nella storia hanno svolto un compito fondamentale nell’elaborazione del contratto sociale per l’educazione del 1800 e del 1900. Un modello che è stato adottato negli Stati Uniti d’America, in Cina, in India e in Brasile. Ovviamente, si tratta di un sistema che deve essere modificato e adattato al cambiamento epocale. Basti pensare che con la secolarizzazione ogni insegnante è divenuto il centro del proprio ruolo, lavoro e conseguenti meriti.

 

 

Contratto sociale e trasformazioni sociali

Così come la maggiore richiesta educativa ha consentito l’organizzazione della scuola in base all’età e agli indirizzi disciplinari, con aule divise in scomparti che non permettevano interazioni tra docenti, anche oggi è necessario mantenere il suo ruolo centrale, favorendo maggiore collaborazione con i colleghi e gli altri specialisti presenti nella scuola. Si tratta di una visione nuova della scuola che nasce dall'idea che la formazione dello studente richiede un parterre ampio di figure specializzate. A loro volta, gli studenti devono essere sorretti da un sistema che consolidi l’efficacia del docente con altre forme di sostegno, come i professionisti della salute fisica, mentale, i servizi sociali e i bisogni speciali dell’apprendimento, senza trascurare figure ad hoc per i problemi legati alla nutrizione.

 

 

Il problema degli spazi e il ruolo del curricolo: rivalutare le discipline da inserire

Un problema da affrontare è quello della riorganizzazione degli spazi della scuola. Se è necessaria la collaborazione tra docenti e un lavoro di squadra, occorre anche razionalizzare meglio le aule, organizzandole in base ai progetti e ai problemi che si verificano.

 

Bisogna progettare spazi più aperti con una tipologia di lezione che può alternare il modello frontale con quello centrale, dove il docente si mette al centro e gli studenti intorno a lui. In quest’ottica, anche il curricolo richiede una trasformazione. Si tratta di ideare un certificato curricolare che si basi su una conoscenza più ampia e individualizzata. Non una semplice conoscenza di discipline generali, ma la personalizzazione dell’apprendimento che sia pertinente agli obiettivi che lo studente vuole conseguire e personalizzato. Per farlo, occorre lasciare l’idea del classico curricolo come lo intendiamo oggi, sostituendolo con uno a più ampio respiro, dove l’insegnante è in continua evoluzione e preparazione.

 

 

Un nuovo contratto sociale: progettiamo insieme il futuro

Per capire la portata del nuovo contratto sociale ideato dall’UNESCO occorre avere una visione d'insieme dello studio elaborato, considerando che il progetto prevede che entro il 2030 si dovranno assumere circa settanta milioni di insegnanti della scuola primaria e della scuola secondaria solo per raggiungere l’obiettivo europeo dell’OSS/SDG 4. Un modo per implementare le competenze e colmare quel vuoto causato dalla pandemia conseguente al Covid e l’arretratezza di alcun Paesi.

 

Basti pensare che in alcune regioni dell’Africa sub-sahariana si concentra la più alta percentuale di ragazze che non sanno leggere e il più alto numero di bambini e adolescenti che non hanno concluso il ciclo primario della scuola.

 

Solo stabilendo obiettivi precisi e realizzando trasformazioni logistiche e disciplinari potremo attuare quella rivoluzione culturale che tanto ci auguriamo. L’idea dell’UNESCO, infatti, è quella di valorizzare i numerosi talenti che restano "quiescenti" a causa di una formazione non idonea. Per farlo, però, è necessario emanare misure urgenti per far rimanere gli insegnanti più qualificati, confermando i docenti locali, diasporici e indigeni che sono lo specchio dei propri studenti per bagaglio storico e culturale. Questi ultimi, più degli altri, possono dare un importante apporto alla valorizzazione delle diversità comprendendone i valori, le aspirazioni e le abitudini e aiutando i più giovani a comprendere il vecchio per favorire la formazione delle nuove generazioni.

 

La connessione tra le minoranze e le maggioranze può essere implementata e rafforzata solo da insegnanti preparati e pronti a trasmettere la conoscenza, indicando ai propri discenti la strada verso il lavoro di squadra, la ricerca continua, l’abitudine a pensare in modo critico e l’acquisizione del problem solving sia nel lavoro che nella sperimentazione di tecniche nuove.

 

Ripensare la scuola in chiave moderna significa tenere conto degli insegnamenti della storia con un occhio rivolto al futuro dei giovani. Un futuro fatto di sfide professionali sempre più impegnative e di una trasformazione della figura dell’insegnante che non è più solo trasmettitore di conoscenze, ma accompagnatore verso l’adultità. Per questo si rende necessario l’ausilio di altre figure professionali che svolgano tutoraggio e supervisione degli studenti fino a quando non sono in grado di camminare soli verso il proprio futuro.