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Studentesse e studenti collaborano a un’attività didattica utilizzando quaderni e strumenti digitali

Stili di apprendimento: cosa sono e come influenzano l’educazione

15 settembre 2026 7 minuti
DIDATTICA INNOVATIVA

Perché alcune persone preferiscono studiare attraverso testi e appunti, mentre altre trovano più naturale confrontarsi attraverso una discussione, uno schema o un'attività pratica? Le differenze nel modo in cui ciascuno affronta un compito di apprendimento sono reali, ma non significano necessariamente che ogni persona possieda uno stile di apprendimento fisso.

Il concetto di stili di apprendimento raccoglie diverse teorie che, nel corso degli anni, hanno cercato di descrivere le preferenze individuali nel modo di ricevere, elaborare e utilizzare le informazioni. Alcuni modelli hanno avuto una grande diffusione nel mondo dell'educazione, come il VARK e il Learning Style Inventory di David Kolb.

Oggi, però, è importante leggere queste teorie alla luce delle evidenze disponibili. La ricerca non ha dimostrato che classificare studentesse e studenti in base a un presunto stile e adattare sistematicamente l'insegnamento a quella categoria migliori i risultati di apprendimento. La Education Endowment Foundation, nella sua revisione aggiornata a ottobre 2025, sottolinea che le evidenze disponibili sugli interventi basati sugli stili di apprendimento sono estremamente limitate e mette in guardia dal classificare le studentesse e gli studenti secondo categorie rigide.

La domanda, quindi, non è tanto "qual è lo stile di apprendimento di questa studentessa o di questo studente?", quanto piuttosto: come possiamo proporre strategie e attività diverse per aiutare una classe eterogenea a imparare in modo efficace?

 

Cosa sono gli stili di apprendimento?

Con l'espressione stili di apprendimento si fa riferimento a modelli che cercano di descrivere le differenze individuali nelle preferenze o nelle modalità con cui le persone affrontano l'apprendimento.

È importante però distinguere tra preferenza ed efficacia. Una studentessa o uno studente può dichiarare di preferire ascoltare una spiegazione piuttosto che leggere un testo, oppure di sentirsi più a proprio agio quando può sperimentare concretamente un concetto. Questa preferenza non dimostra, da sola, che quella modalità produca necessariamente un apprendimento migliore.

È proprio questo il punto centrale del dibattito scientifico. La cosiddetta meshing hypothesis sostiene che l'apprendimento dovrebbe essere più efficace quando il metodo di insegnamento viene abbinato alla preferenza individuale: per esempio, utilizzare soprattutto rappresentazioni visive con una persona classificata come "visiva" e spiegazioni orali con una persona classificata come "uditiva". La revisione di Pashler, McDaniel, Rohrer e Bjork ha analizzato questa ipotesi e ha rilevato una sostanziale mancanza di evidenze sperimentali sufficienti a sostenerne l'applicazione generalizzata nella didattica.

Questo non significa che le differenze individuali non esistano. Al contrario, conoscenze pregresse, motivazione, interessi, capacità, caratteristiche del compito e contesto possono influenzare il modo in cui una studentessa o uno studente affronta un'attività di apprendimento.

 

Il modello VARK: quattro modalità di preferenza

Tra i modelli più conosciuti c'è il VARK, sviluppato da Neil Fleming e colleghi e basato su quattro modalità: Visual, Aural, Read/write e Kinesthetic, cioè visiva, uditiva, lettura/scrittura e cinestetica.

Il modello nasce come strumento per riflettere sulle preferenze rispetto alle modalità di presentazione e di studio. È quindi importante non trasformare queste modalità in etichette rigide che definiscono in maniera permanente il modo in cui una persona può imparare.

 

Preferenza visiva

Nel modello VARK la modalità Visual riguarda soprattutto mappe, diagrammi, grafici, schemi, gerarchie e altre rappresentazioni simboliche delle informazioni. Non coincide quindi semplicemente con il "guardare immagini": il modello distingue le rappresentazioni grafiche da fotografie, filmati e video.

In classe possono essere utilizzati, per esempio, mappe concettuali, diagrammi di flusso, grafici e schemi per rappresentare le relazioni tra concetti.

 

Preferenza uditiva

La modalità Aural riguarda soprattutto ascolto, discussione, confronto e comunicazione orale. Attività come il dialogo, il dibattito, la discussione di gruppo o la spiegazione tra pari possono offrire occasioni per utilizzare questa modalità.

 

Preferenza lettura/scrittura

La modalità Read/write riguarda le informazioni presentate attraverso le parole, sia nella lettura sia nella produzione scritta. Appunti, testi, elenchi, relazioni e attività di scrittura rientrano quindi tra le strategie associate a questa preferenza.

 

Preferenza cinestetica

La modalità Kinesthetic è collegata all'esperienza, agli esempi, alle applicazioni pratiche, alle simulazioni e ai casi concreti. L'elemento centrale è il collegamento tra ciò che si apprende e una situazione reale o simulata.

Il modello VARK contempla inoltre la possibilità di preferenze multimodali, cioè combinazioni di due o più modalità. Questo elemento è particolarmente interessante perché mostra come il modello stesso non debba essere necessariamente interpretato come una classificazione rigida e univoca.

Approfondisci le modalità VARK.

 

Il modello di Kolb e l'apprendimento esperienziale

Un altro modello molto noto è quello sviluppato da David Kolb nell'ambito della teoria dell'Experiential Learning, o apprendimento esperienziale.

Il modello descrive l'apprendimento come un processo nel quale l'esperienza viene trasformata attraverso un ciclo che comprende esperienza concreta, osservazione riflessiva, concettualizzazione astratta e sperimentazione attiva.

Da queste modalità derivano le combinazioni tradizionalmente associate ai quattro stili del modello: divergente, assimilatore, convergente e accomodante.

 

Stile divergente

Il profilo divergente combina esperienza concreta e osservazione riflessiva ed è associato alla capacità di osservare una situazione da prospettive differenti e considerare diversi punti di vista.

 

Stile assimilatore

Il profilo assimilatore combina osservazione riflessiva e concettualizzazione astratta e privilegia la costruzione e l'organizzazione logica di modelli e concetti.

 

Stile convergente

Il profilo convergente combina concettualizzazione astratta e sperimentazione attiva ed è orientato soprattutto all'applicazione delle idee e alla ricerca di soluzioni.

 

Stile accomodante

Il profilo accomodante combina esperienza concreta e sperimentazione attiva e valorizza maggiormente l'apprendimento attraverso l'esperienza e l'azione.

La teoria dell'apprendimento esperienziale di Kolb è quindi più ampia della semplice idea secondo cui ogni persona avrebbe un unico modo di imparare. Il suo modello descrive infatti un processo ciclico nel quale esperienza, riflessione, concettualizzazione e sperimentazione si alimentano reciprocamente.

Approfondisci il modello di Kolb e il Learning Style Inventory.

 

Gli stili di apprendimento funzionano davvero?

È questo il punto sul quale è più importante fare chiarezza.

L'idea secondo cui ogni studentessa o studente possiederebbe un determinato stile e imparerebbe meglio se l'insegnamento venisse adattato a quello stile è molto diffusa, ma non è supportata da evidenze scientifiche sufficientemente solide.

La revisione di Pashler, McDaniel, Rohrer e Bjork ha analizzato proprio la cosiddetta meshing hypothesis, cioè l'ipotesi secondo cui l'apprendimento migliorerebbe quando la modalità di insegnamento corrisponde alla preferenza individuale. Gli autori hanno concluso che non esisteva una base di evidenze adeguata per giustificare l'introduzione sistematica di valutazioni degli stili di apprendimento nella pratica educativa.

 

La Education Endowment Foundation, nella revisione aggiornata a ottobre 2025, indica che il numero di studi di alta qualità sugli stili di apprendimento è estremamente ridotto e che non esistono evidenze sufficienti per comunicare un effetto positivo dell'approccio. La stessa fonte segnala inoltre che le preferenze possono cambiare a seconda delle situazioni e nel tempo e che assegnare studentesse e studenti a categorie basate su un presunto stile può essere controproducente.

Per questo motivo, parlare di stili di apprendimento può essere utile per comprendere la storia e il dibattito della ricerca educativa, ma non è consigliabile utilizzare queste categorie per etichettare le studentesse e gli studenti o per decidere rigidamente come insegnare loro.

 

Perché è meglio non etichettare le studentesse e gli studenti

Dire a una studentessa "sei una studentessa visiva" o a uno studente "sei uno studente cinestetico" può sembrare un modo semplice per personalizzare la didattica, ma comporta alcuni rischi.

Innanzitutto, può trasformare una preferenza contestuale in un'etichetta personale. Una studentessa può trovare utile una rappresentazione grafica per comprendere un argomento di matematica e avere contemporaneamente bisogno di leggere un testo per approfondire un concetto storico o di sperimentare concretamente un fenomeno scientifico.

 

Inoltre, le preferenze possono cambiare in base al tipo di compito, alla disciplina, alle conoscenze pregresse e al contesto. Non è quindi utile presumere che una stessa modalità sia sempre la più efficace per una determinata persona.

Un ulteriore rischio è quello di trasmettere l'idea che una difficoltà dipenda da uno stile personale immutabile. La EEF sottolinea invece l'importanza di aiutare le studentesse e gli studenti a sviluppare strategie efficaci e ad assumere progressivamente responsabilità rispetto al proprio apprendimento.

 

Come valorizzare le differenze individuali in classe

Superare l'idea degli stili di apprendimento non significa proporre a tutta la classe una didattica uniforme. Significa piuttosto spostare la personalizzazione su basi più solide.

Una classe è composta da studentesse e studenti con conoscenze pregresse, motivazioni, interessi, capacità, difficoltà e livelli di autonomia differenti. Una didattica efficace può quindi prevedere una varietà di strategie, senza però associarle rigidamente a categorie di studenti.

 

Proporre più modalità di accesso ai contenuti

Un argomento può essere affrontato attraverso una spiegazione, un testo, uno schema, un'immagine, un esempio concreto o un'attività laboratoriale. La scelta dovrebbe dipendere soprattutto dagli obiettivi di apprendimento e dalla natura del contenuto, non dall'idea che ogni studente debba ricevere informazioni secondo un unico stile.

 

Utilizzare esempi e applicazioni concrete

Collegare i concetti a situazioni reali, casi di studio, problemi, esperimenti e simulazioni può rendere più significativo l'apprendimento e aiutare a collegare conoscenze teoriche e applicazioni.

 

Favorire la metacognizione

Un approccio utile consiste nell'aiutare studentesse e studenti a riflettere su quali strategie funzionano in una determinata situazione, perché funzionano e come modificarle quando non producono i risultati attesi.

La domanda passa così da "qual è il mio stile?" a "quale strategia mi aiuta ad affrontare questo compito?".

 

Sviluppare l'autoregolazione

Pianificare un'attività, monitorare la propria comprensione e valutare il risultato sono competenze importanti per diventare apprendenti più autonomi. La EEF suggerisce infatti di sostenere le studentesse e gli studenti nella capacità di pianificare, monitorare e valutare il proprio apprendimento, invece di basare la didattica sulla classificazione secondo presunti stili.

 

Diversificare le modalità di partecipazione

Discussioni, lavoro individuale, attività cooperative, esercitazioni, produzione scritta, mappe, esperimenti e project work possono essere combinati all'interno di un percorso didattico. Non perché ciascuna attività corrisponda a uno specifico "tipo" di studente, ma perché la varietà delle esperienze può sostenere l'apprendimento e permettere di sviluppare competenze differenti.

 

Dagli stili di apprendimento alle strategie per imparare

Il contributo più utile delle teorie sugli stili di apprendimento può quindi essere quello di stimolare una riflessione sulle differenze individuali e sulle strategie utilizzate per imparare, senza trasformare queste differenze in categorie rigide.

L'obiettivo della didattica non dovrebbe essere individuare un'unica modalità attraverso cui una studentessa o uno studente "impara meglio", ma costruire le condizioni affinché possa utilizzare strategie diverse, comprendere quali sono efficaci in relazione al compito e sviluppare progressivamente autonomia e flessibilità.

Per il docente questo significa progettare attività diversificate, osservare le risposte della classe, fornire feedback e modificare le strategie didattiche sulla base degli obiettivi e dei bisogni effettivamente osservati.

In questa prospettiva, la personalizzazione non consiste nel mettere ogni studente dentro una categoria, ma nel creare più possibilità per accedere ai contenuti, elaborare le informazioni, esercitarsi e dimostrare ciò che si è imparato.

 

In sintesi: cosa ricordare sugli stili di apprendimento

Gli stili di apprendimento hanno avuto una grande influenza nella riflessione educativa e alcuni modelli, come VARK e Kolb, continuano a essere utilizzati per parlare di preferenze, modalità di elaborazione e apprendimento esperienziale.

La ricerca, però, non offre oggi una base sufficientemente solida per sostenere l'idea che ogni studentessa o studente debba essere classificato secondo uno stile e che l'insegnamento debba essere adattato a quella categoria per migliorare l'apprendimento.

Per la scuola può quindi essere più utile parlare di differenze individuali, strategie di apprendimento, metacognizione e autoregolazione. L'obiettivo non è trovare il metodo perfetto per ogni persona, ma aiutare studentesse e studenti a costruire un repertorio flessibile di strategie e offrire loro esperienze didattiche diverse, coerenti con gli obiettivi e con i contenuti da apprendere.

La personalizzazione efficace non consiste nel trovare un'etichetta per ogni studentessa e studente, ma nel progettare condizioni di apprendimento flessibili, inclusive e basate sugli obiettivi didattici.