Immagine di copertina dell'articolo sulla Giornata contro il bullismo e il cyberbullismo con dei disegni colorati di una persona bullizzata

Oltre il singolo episodio: leggere il bullismo e il cyberbullismo

06 febbraio 2026 4 minuti
NEWS

Nella vita quotidiana di una classe il bullismo raramente si presenta come un fatto isolato. Più spesso, purtroppo, prende la forma di una dinamica che si ripete, si adatta, si rafforza nel tempo, fino a diventare una componente ricorrente del clima relazionale. Una presa in giro che fa ridere il gruppo, un’esclusione che passa inosservata, un commento online che riceve decine di visualizzazioni: sono tutti segnali di un sistema che si autoalimenta. Per questo motivo, leggere il bullismo solo come una somma di comportamenti individuali porta a perdere di vista il nodo centrale, che è sempre collettivo.


Per chi lavora nella scuola questo significa adottare uno sguardo più ampio, capace di intercettare non solo chi agisce e chi subisce, ma anche l’ambiente che rende possibile quella dinamica. Le norme informali della classe, le gerarchie tra pari, il valore attribuito alla popolarità, l’uso dei gruppi di messaggistica o dei social contribuiscono a definire ciò che viene tollerato e ciò che viene respinto. In questo senso il bullismo diventa una lente potente per osservare il funzionamento di un gruppo e il modo in cui la comunità scolastica gestisce conflitto, differenza e vulnerabilità.


L’obiettivo educativo non è soltanto interrompere un comportamento scorretto, ma trasformare il contesto che lo rende legittimo. Questo richiede tempo, continuità e una progettazione didattica che includa esplicitamente la dimensione relazionale come parte dell’apprendimento. 

 

Riflettiamo su questo fenomeno in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, che celebriamo tutti gli anni il 7 febbraio.

 

 

Il ruolo degli spettatori


La maggior parte degli episodi di bullismo coinvolge un numero molto più alto di persone di quanto appaia in superficie. Accanto a chi prende di mira e a chi viene colpito, c’è quasi sempre un pubblico che osserva, commenta, condivide o sceglie di non intervenire. Questa “maggioranza silenziosa” ha un peso enorme, perché è da lì che il comportamento aggressivo riceve o meno una legittimazione.


Nel contesto digitale questo meccanismo è ancora più evidente. Un contenuto offensivo che circola in una chat di classe o su Instagram non vive solo dell’intenzione di chi lo ha pubblicato, ma del numero di visualizzazioni, delle reazioni e delle ricondivisioni. Ogni gesto, anche minimo, contribuisce a definire la norma del gruppo: è accettabile o no? È divertente o è dannoso? È qualcosa su cui si può chiudere un occhio o che merita una presa di posizione?


Dal punto di vista educativo, lavorare sugli spettatori è importante tanto quanto concentrarsi sui protagonisti diretti. Significa sviluppare competenze di cittadinanza digitale, di empatia e di responsabilità collettiva. Attività come l’analisi di casi reali, le discussioni guidate, i role play e la riflessione sulle conseguenze delle proprie azioni aiutano a rendere visibili dinamiche che altrimenti restano implicite. In questo modo, la classe può diventare uno spazio in cui si costruiscono alleanze prosociali e si impara a prendere posizione senza sentirsi soli.

 

 

Cyberbullismo e identità digitale: la ferita che resta online


Quando il bullismo passa attraverso la dimensione digitale, cambia profondamente di natura. Non si tratta più solo di un episodio che avviene in un luogo e in un tempo circoscritti, ma di qualcosa che può essere replicato, archiviato e riproposto potenzialmente all’infinito, sfuggendo a qualsiasi tipo di controllo. Un’immagine, un video o un messaggio offensivo possono continuare a circolare anche quando la persona colpita non è più presente, rendendo la violenza persistente e difficilmente arginabile.


Per le studentesse e gli studenti, questo tocca direttamente la costruzione dell’identità. Profili social, chat e piattaforme online sono spazi in cui si sperimentano appartenenza, riconoscimento e visibilità. Un attacco in questi ambienti non colpisce solo l’autostima, ma anche la reputazione e il senso di controllo sulla propria vita. È qui che il cyberbullismo può diventare particolarmente destabilizzante.


La risposta educativa non può limitarsi a indicazioni tecniche su privacy e sicurezza. Serve una vera e propria educazione all’identità digitale, che aiuti a comprendere come le azioni online abbiano effetti reali, su persone reali. Questo implica lavorare sulla consapevolezza, sul rispetto e sulla responsabilità, ma anche sul diritto a chiedere aiuto, a segnalare un abuso e a essere tutelati. La scuola ha un ruolo chiave nel fornire strumenti di lettura e di intervento che permettano di non lasciare le persone sole di fronte a queste situazioni.

 

 

Dalla sanzione alla riparazione costruendo competenze socio-emotive


Quando emerge un episodio di bullismo, la risposta più immediata è spesso di tipo sanzionatorio. Le regole vanno fatte rispettare e le conseguenze sono necessarie, ma non sufficienti. Se l’obiettivo è ridurre davvero il rischio che situazioni simili si ripetano, occorre lavorare anche sulle competenze socio-emotive che stanno alla base dei comportamenti.


Approcci come la giustizia riparativa mostrano che è possibile trasformare un conflitto in un’occasione di apprendimento. Chi ha agito in modo lesivo può essere guidato a comprendere l’impatto delle proprie azioni, ad assumersi una responsabilità e a trovare modi concreti per rimediare. Chi ha subito può riacquisire voce, dignità e senso di sicurezza. Il gruppo, infine, può riflettere su ciò che è accaduto e su come prevenire dinamiche simili in futuro.


Questo tipo di lavoro richiede competenze professionali e un quadro educativo condiviso. Ascolto, gestione delle emozioni, comunicazione non violenta e capacità di cooperare sono tutte abilità che si possono e si devono insegnare. Inserirle in modo strutturato nel curricolo significa investire sul benessere della comunità scolastica nel suo insieme.

 

 

Scuola.net per l’educazione alla cittadinanza digitale


In questo scenario, la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo passa sempre più attraverso percorsi di educazione digitale strutturati, che accompagnino bambini, bambine, adolescenti e adulti di riferimento nella comprensione dei rischi e delle opportunità della rete. I progetti educativi NeoConnessi Kids e NeoConnessi Young di Scuola.net si muovono esattamente in questa direzione, offrendo alle scuole strumenti didattici pensati per sviluppare competenze, consapevolezza e senso di responsabilità.


NeoConnessi Kids è rivolto alla scuola primaria e lavora sull’uso consapevole delle tecnologie fin dalle prime esperienze online. Attraverso attività, contenuti e linguaggi adatti all’età, il percorso aiuta a riconoscere comportamenti a rischio, a comprendere l’importanza del rispetto e a costruire le basi di una cittadinanza digitale sana, coinvolgendo anche le famiglie. 


NeoConnessi Young, invece, si rivolge alla secondaria di primo grado e alla secondaria di secondo grado e affronta in modo più approfondito temi come identità digitale, privacy, reputazione online e dinamiche di gruppo nei contesti social.


Per i docenti, questi percorsi rappresentano un supporto concreto per integrare l’educazione digitale e la prevenzione del cyberbullismo nella didattica quotidiana, senza appesantire il curricolo. I materiali e le attività proposte permettono di lavorare in modo sistematico su quegli aspetti relazionali e comunicativi che sono al centro delle dinamiche di bullismo. In questo modo, la scuola può trasformare una ricorrenza simbolica in un lavoro educativo continuativo, capace di incidere davvero sulla vita e sul benessere delle classi.

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