I pilastri della Didattica Inclusiva

MONDO SCUOLA - 08 luglio 2021

Definita formazione di qualità per tutti, la didattica inclusiva è un vero e proprio orientamento educativo, uno stile didattico e istruttivo che permette a tutti gli alunni, anche disabili, apprendimento e formazione permanente. Questo comporta lo sforzo continuo, da parte della Scuola, di progettare e predisporre programmi ad hoc nel rispetto di ciascuno studente, indipendentemente dall’esistenza di disagi o disabilità.

 

Come sostenuto dalla leader del team di lavoro dell’European Agency durante il Convegno su "La ricerca di vita autonoma nelle disabilità intellettive e relazionali" in materia di educazione e istruzione: "L’inclusività è un processo di cambiamento che deve focalizzarsi su tutti gli studenti, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno una disabilità. Diversamente si rischia di originare un processo di esclusività che non porterebbe benefici".

 

Nessun assunto avrebbe potuto riassumere meglio il senso dell’inclusività, considerandola una modalità educativa che si pone l’obiettivo di capitalizzare, rispettare e potenziare le inevitabili disuguaglianze individuali che esistono tra gli alunni e impegnandosi maggiormente in quelle situazioni che limitano la partecipazione alla vita sociale e all’apprendimento.

 

La Scuola italiana? La più inclusiva d’Europa

Sebbene spesso criticata e vilipesa, la Scuola italiana vanta il merito di essere una delle più inclusive dell’Unione Europea. Ciò significa che ogni alunno gode della stessa possibilità educativa nonostante le problematiche più o meno gravi.

 

Non è mai abbastanza, è vero, e a fronte di tante storie di inclusione scolastica a lieto fine ve ne saranno tantissime che meritano attenzione e provvedimenti risolutivi, eppure i numeri parlano chiaro. Il Bel Paese, seguito dall’isola di Malta e dalla Scozia, vanta una percentuale pari al 99% di alunni con BES (bisogni educativi speciali) inseriti correttamente nel sistema scuola: una percentuale incoraggiante che ci fa sperare in un’inclusione sempre maggiore e nel superamento di numerose barriere educative.

 

Oggi la didattica inclusiva si pone come una delle sfide più importanti per la scuola, complice l’aumento dei casi di studenti con BES, giovani di diverse fasce di età che necessitano di un diverso percorso di studi rispetto a quello convenzionale. Per avere una stima del livello di crescita, basti pensare che in Scozia ricoprono più del 25% dell’intera popolazione, seguita dall’Islanda e dalla Slovacchia, dove la percentuale giunge al 15%. Numeri alla mano, è impossibile ignorare il problema, che diventa sempre più pressante in tutti gli istituti di ogni ordine e grado.

 

In questa direzione, garantire la didattica esclusiva significa costruire un futuro migliore alle generazioni che arrivano, abituare gli adulti del secolo successivo che il mondo è fatto per tutti e che non esistono limiti o barriere che dimostrino il contrario.

 

I pilastri della didattica inclusiva: 4 punti chiave per tutti

Daniel Pennac, in uno dei suoi più riusciti masterpiece, descriveva la classe come una grande orchestra nella quale ciascuno suona uno strumento: c’è il piano, la chitarra, il violino e ancora tanti altri mezzi che producono musica.

 

Tutti sono importanti per raggiungere il risultato finale, non importa se a qualcuno è capitato il triangolo che fa solo tin tin o lo scacciapensieri che sembra produrre suoni impercettibili, ciò che conta è che venga suonato nel modo giusto e che dia gratificazione a chi lo utilizza. Ecco, la classe è un luogo fatto di persone con diverse attitudini, capacità e propensioni e il compito dei docenti è quello di guidare ciascuno in un percorso individualizzato e adatto alle proprie abilità.

 

L’obiettivo non è quello di superare il proprio compagno ma di lavorare insieme per crescere ed essere felici del lavoro svolto, anche se il risultato è diverso.

 

In quest’ottica, la scuola diventa una meravigliosa realtà fatta di possibilità, crescita personale e gratificazione, dove lo straniero non si sente meno dell’italiano, e l’alunno con disabilità può interagire con la classe senza sentire il peso della sua situazione. Ma come fare a ottenere un simile risultato? Quali sono i principi dai quali partire per dar vita a una didattica davvero inclusiva?

 

Potremmo semplificare i numerosissimi studi elaborati intorno alla questione con 4 principi che delineano quegli elementi imprescindibili per una didattica inclusiva d’eccellenza:

 

1. Progettare: Prima di ogni cosa, la didattica inclusiva è una didattica ben pensata, pianificata e progettata dalle fondamenta, considerando le variabili specifiche di ogni alunno e in grado di essere accessibile a chiunque, sia a coloro che soffrono di disabilità che di bisogni educativi speciali, ma anche agli alunni con disagi sociali. Di qualsiasi disciplina si tratti, la didattica inclusiva richiede pianificazione sin dalle origini, garantendo un modello educativo personalizzato, multi-livello e multi-modale, affinché ogni alunno affronti l’apprendimento con modalità differenti.

Si tratta di un sistema di apprendimento a più livelli che evita gli incidenti di percorso che solitamente rallentano la classe, causando inutili sprechi di tempo. Se non si progetta una didattica esclusiva con queste modalità, si rischia di creare veri e propri ostacoli all’apprendimento, gap educativi che non sarà più possibile colmare in futuro.

Per questo richiede innovazione nel metodo, flessibilità nello stile e facilitazioni concrete della partecipazione, per garantire vera inclusione e dunque un successo formativo a diversi piani ma che valorizza e gratifica ogni studente.

 

2. Collaborare: la scuola non è fatta di tante isole felici quanti sono gli insegnanti, ma di un team affiatato e volenteroso che è disposto a fornire il suo contributo per il raggiungimento di un obiettivo. In questo senso, la progettazione può sortire gli effetti sperati solo se nessuno resta escluso dal programma, famiglia compresa.

La didattica inclusiva richiede una vera e propria comunità composta da insegnanti di ogni materia, dirigenti, enti locali, personali scolastici, genitori e gli stessi allievi della scuola, una collaborazione fatta di menti e mani operose in grado di realizzare trasformazioni metodologiche, culturali, strutturali, didattiche e organizzative.

Potremmo arrivare a dire che il vero successo risiede proprio nella sinergia di queste competenze per valorizzare, accogliere e sostenere le differenze, eliminando gli ostacoli di ordine sociale, curricolare e fisico senza che nessuno resti indietro, o addirittura escluso.

 

3. L’importanza delle emozioni e delle relazioni: sebbene importante, la parte organizzativa e progettuale non può bastare. Siamo esseri umani che necessitano di relazioni ed emozioni per poter essere continuamente stimolati a fare meglio, sapendo di poter contare su punti di riferimento solidi. In tal senso, il ruolo dell’insegnante diventa anche quello di sostenere, incoraggiare e dare feedback positivi sui passi in avanti raggiunti.

Una capacità relazionale che deve svolgere sia nei confronti dell’alunno sia della famiglia e che deve diventare capacità emotiva quando si trova di fronte a crisi di rabbia, dolore e angoscia del giovane. Per questo è necessaria un’idonea formazione degli insegnanti che devono ricevere sostegno economico da parte degli enti locali, formazione continua e adeguata libertà di movimento per dare esecuzione ai progetti.

Non possiamo ignorare il monito di tanti psichiatri che sottolineano l’importanza di vivere in un clima favorevole, stimolante e inclusivo per poter ottenere risultati crescenti e costanti nel tempo.

 

4. Efficace: le strategie elaborate dai docenti devono essere efficaci per gli alunni con speciali bisogni e per il resto della classe, ottenendo buoni risultati. La scuola, a tal fine, deve creare un clima favorevole e sereno in classe con strategie cooperative, meta-cognitive e rafforzative delle competenze emotive e sociali.

Solo se l’ambiente è favorevole, le strategie progettate riflettono concretamente le circostanze ambientali e la conoscenza delle necessità e delle caratteristiche degli alunni, è possibile davvero creare inclusione.

Oltre tutte le metodologie e i sistemi applicabili nelle classi, le difficoltà con cui inevitabilmente ci si scontra e le incomprensioni di famiglie e colleghi, è però necessario ricordare che la didattica inclusiva coinvolge persone che combattono una dura battaglia per veder riconosciuti anche i diritti più elementari nella loro vita quotidiana e il compito di ciascuno è quello di semplificare e favorire una piena accoglienza.

Un principio sostenuto anche da Sergio Mattarella nel suo discorso al termine della Giornata Internazionale per i Diritti delle Persone Con Disabilità: "Il livello di civiltà di un popolo e di uno Stato si misura anche dalla capacità di assicurare alle persone con disabilità inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione a tutte le aree della vita pubblica, sociale ed economica".

Non solo parole, dunque, ma impegno, dedizione e azione per eliminare quelle differenze sociali divenute inaccettabili nel nostro secolo: un modo per dare spazio a tutti i ragazzi di esprimersi liberamente già dalla scuola dell’infanzia, alleggerendo anche il peso delle famiglie.